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Quinto Potere sotto accusa. Raffaele: “Non sono un prestanome. Antonio diverso da Brumotti e Cicalone”

22 Giugno 2025
– Autore: Antonio Loconte
22 Giugno 2025
– Autore: Antonio Loconte

Qualche giorno fa il cellulare ha iniziato a squillare diversamente dal solito. Squillava, squillava, squillava. Telefonate, messaggi su ogni piattaforma. Insomma, un delirio. L’oggetto delle segnalazioni riguardava me, quintopotere.it, la redazione e alcune “sentenze” emesse sul nostro conto e sull’operato quotidiano della squadra. Non era la prima volta, non sarà certo l’ultima. In questo periodo, però, subiamo attacchi da più parti. Non rispondiamo a tutti, anche perché dovremmo fare solo questo. Abbiamo un giornale, un’impresa, un canale YouTube e un progetto editoriale da portare avanti. Questa volta, però, insieme al nuovo direttore di Quinto Potere, Raffalele Caruso, tutt’altro che un prestanome, ci siamo detti che non sarebbe stata cosa buona e giusta lasciar perdere.

Cogliamo l’occasione per dire la nostra, spiegare chi siamo e cosa facciamo, nel mio caso da circa 30 anni. Sì, ho cominciato prestissimo a sporcarmi le mani e consumare le scarpe. Trent’anni sono una vita intera. Con tutta l’esperienza accumulata, i premi vinti, le querele, le accuse, gli arresti ai quali abbiamo contribuito, le piccole e grandi truffe sventate, i giri loschi denunciati, le persone sostenute, le gioie, le delusioni, pensate abbia la necessità di ispirarmi a questo o a quello? Anche nel caso si tratti di Simone Cicalone o Vittorio Brumotti? Facciamo cose diverse, con metodi diversi e un background distante anni luce l’uno dagli altri. Attenzione, però, non sto dicendo che siamo migliori di nessuno. Ognuno di noi svolge un mestiere delicato, correndo dei rischi e per questo merita rispetto, al netto dell’accusa di fare i soldi. L’imprevisto è dietro l’angolo per tutti, ma noi – come detto a differenza loro – non abbiamo strumenti di nessun tipo, seppure amatoriali, per difenderci.

L’esperienza, l’amore per la vita e le nostre famiglie, la paura, una insana dedizione sono le uniche armi. Condanniamo la violenza. Coloro che ci seguono fin dai tempi del Quotidiano Italiano – morto dopo aver preso la decisione di andare oltre, costruire un nostro progetto, se non altro provarci – hanno potuto constatare centinaia di volte ciò che ciclicamente sono costretto a ricordare. Tutti possono sbagliare, lo facciamo anche noi, assumendoci ogni tipo di responsabilità, anche quelle che maturano nelle aule di un Tribunale. La nostra identità spiazza, perché non può essere etichettata. Lo abbiamo già detto, ma è utile ricordarlo a chi pensa che vedere due nostri video sia sufficiente a stamparci in fronte una sentenza. Siamo carne e pesce, bianco e nero, pari e dispari, bello e brutto, ma siamo noi, tutto e il contrario di tutto. La vita, del resto, non ha mai un’unica direzione. La meta e il viaggio sono fondamentali allo stesso modo. A seconda del pensiero politico, filosofico, religioso o dell’ignoranza di quanti ci seguono con una certa assiduità veniamo descritti come eroi di una società alla deriva o i peggiori coglioni della Terra. Nessuna sfumatura, nessun giudizio intermedio, anche da quanti non dovrebbero neppure aprire bocca, in conseguenza del loro passato, degli errori commessi, molte volte in cattiva fede. Sbagliamo anche noi, lo sappiamo.

Sappiamo di sbagliare, si essere in qualche caso sopra il limite, ma lo facciamo perché abbiamo un obiettivo. E quando parlo di obiettivo non intendo fare più views o più cash. Scusatemi, ma Lello per me è molto più di quanto possiate credere e quindi lo cito spesso. Vivere tutto il giorno per strada, sotto il sole o al freddo, essere minacciati e picchiati, dover affrontare anche i nostri problemi personali e familiari come chiunque altro, senza contare le crisi degli altri, non è facile. Non siamo extraterrestri. Ci vuole una concentrazione fuori dal comune, un attaccamento al mestiere e alla vita. Andiamo avanti nonostante tutto e tutti, cercando di cogliere il meglio e il peggio, di non essere atoni e monotoni come la maggior parte di ciò che leggiamo e vediamo, senza perdere l’essenza di ciò che siamo. A tre twitcher, che giudicano il lavoro di altri content creator, non piacciono due nostri video. Per la verità non piace a molti altri, ne siamo consci, ma ci chiediamo quale sia la loro produzione oltre a dare giudizi.

Ne prendiamo atto. Sappiamo che non si può piacere a tutti, ma almeno si può fare in modo di essere se stessi, non farsi cambiare dalla voglia di arrivare. I soldi e le views sono il mezzo per continuare a fare ciò che facciamo, non il nostro obiettivo. Cresono entrambi? Ci fa piacere. Ci sono momenti delicati? Li gestiamo. Nel video allegato a queste poche considerazioni personali, insieme al reale nuovo direttore, Raffaele Caruso, già da tempo responsabile del desk, affrontiamo anche altre questioni. Non è una riflessione esaustiva, non risolve tutte le questioni aperte e i dibattiti sulla correttezza di ciò che facciamo, ma è un punto di partenza importante. Restiamo sempre aperti alle critiche, alle riflessioni motivate. Allo stesso modo rimanderemo al mittente offese, minacce, giudizi infondati e ciò che possa minare ciò che siamo. Uomini e donne, prima ancora che professionisti di un mestiere tra i più delicati. Buona visione se ne avete voglia. In caso contrario cambiate canale. La democrazia è una meraviglia, ma concede eccessi che possono essere peggiori di un colpo di pistola.

In chiusura, un consiglio. Antonio Loconte da ottobre scorso non è più un giornalista. Dunque, tra le tante cose dette a casaccio, errori sulle dinamiche delle storie e molto altro ancora, c’è il peccato originale di considerarmi un giornalista. Ho chiesto di essere cancellato, ormai sono passati 8 mesi da quando sono youtuber, content creator, instagrammer, tiktoker o qualsiasi altra cosa, tranne che giornalista.