Un amico di Carrassi, uno di quelli che sanno vita, morte e miracoli di tutti i residenti, giura di sapere chi ha ammazzato Amleto Magellano. Si tratterebbe dello stesso nome fatto da alcuni degli amici ascoltati dagli investigatori.
“Vedrai è lui”, mi dice davanti a un caffè. “Cudde ié nu malannate (Quello è un poco di buono) – è cattivo dentro -, dice la fonte. Vai a vedere di cosa si voleva vendicare, magari qualche vecchio conto rimasto sospeso o qualche cazzata più recente”.
Di sicuro la vittima, pregiudicata che ormai aveva cambiato vita da molto tempo, non aveva a che fare coi giri dell’assassino. “Uno che si fa chiamare come un noto trafficante internazionale, ma non vale la sua unghia”, spiega l’amico.
“Mi hanno detto – continua -, che qualche giorno prima dell’omicidio l’assassino e la vittima avevano avuto un faccia a faccia e l’aggressore le aveva prese”.
Ciò che ancora non si sa è il movente, ciò per cui i due si erano affrontati già la prima volta. Gira voce che chi ha inferto le dieci coltellate, sia sparito per un paio di giorni e sia riapparso l’altra sera.
“Va dicendo che non gli interessa nemmeno dell’ergastolo – tuona la fonte -, perché sta talmente messo male che muore prima. Un omicidio che non ci sarebbe dovuto essere visto che l’assassino é ai domiciliari”.
Questo è uno di quei casi risolti in partenza, dove tutti sanno tutto, ma chi deve far scattare le manette deve sbrigare prima le scartoffie. L’assassino è stato in passato fidanzato con la ragazza protagonista dell’accoltellamento del tassista sempre a Bari.
“Pochi giorni ancora – conclude il tizio -, vedrai che lo vanno a prendere. Ha le ore contate. Amleto era un buono, in passato si è fatto trascinare e ha pagato per i suoi errori, ma era un brav’uomo non meritava la fine che ha fatto”.

