Alle ore 20:00 della serata di ieri si è ufficialmente chiuso il calciomercato invernale che ha visto il neopromosso DS Valerio Di Cesare dover correre ai ripari per cercare di colmare gli errori della precedente campagna acquisti. È un Bari rivoluzionato rispetto a quanto sino ad ora abbiamo visto e maggiormente rinforzato soprattutto nel reparto difensivo. La speranza è che una ventata d’aria fresca possa aiutare i biancorossi ad emergere dai bassifondi di una classifica che parla chiaro: l’obiettivo salvezza dev’essere la priorità in quanto la retrocessione attualmente rappresenta l’incombenza.
Riassumendo le entrate e le uscite di questa sessione di mercato si potrebbe dire che all’incirca metà degli arrivi dei caldi mesi estivi abbiano salutato la piazza. “Per fortuna”, chiosano sul web ma ricapitoliamo ciò che il DS Di Cesare ha concluso in questi mesi. Acquisti: Cistana (Spezia), Stabile (Juve Stabia), De Pieri (Juve Stabia), Esteves (Pisa), Cavuoti (Cagliari), Cuni (Rubin Kazan), Piscopo (Juve Stabia), Artioli (Mantova), Mantovani (Mantova), Odenthal (Sassuolo), Traorè (Southampton). Cessioni: Pereiro (risoluzione contrattuale), Mavraj (Lechia Gdansk), Vicari (Reggiana), Kassama (Juve Stabia), Cerri (Juventus), Colangiuli (Lumezzane), Meroni (Mantova), Antonucci (Spezia).
Il dato lampante è la constatazione di come il lavoro dell’oramai ex DS Giuseppe Magalini si sia dimostrato fallimentare sotto ogni punto di vista. Certo è che in città, memori dell’errore commesso ad agosto con giudizi preventivi e positivi sull’operato compiuto, si pazienterà maggiormente prima di definire positivo, o meno, il lavoro di VDC. Moreno Longo, tecnico subentrato ai colleghi Vivarini e Caserta, dovrà ora essere in grado di riuscire nel minor tempo possibile ad amalgamare i nuovi innesti con chi la realtà barese già la conosce ed ha imparato a viverla.
Tanta la delusione nei confronti della scelta di Gaetano Castrovilli. Il pugliese che, con un lungo messaggio sulle sue piattaforme social, ha espresso il rammarico nei confronti della scelta da lui stesso intrapresa ha diviso in due la piazza. Tra favorevoli e contrari all’addio della sua “squadra del cuore” un dato di fatto appare indiscutibile: nel momento in cui l’agonismo dell’uomo avrebbe dovuto prevalere sulle qualità del giocatore molti hanno tirato i remi in barca.

