Come il Titanic nel noto film del ’97 il Bari di Moreno Longo affonda a Pescara. I pugliesi arrivano allo Stadio Adriatico con più certezze che dubbi rispetto al passato: due vittorie consecutive, una tifoseria che nonostante il divieto di vendita dei biglietti per i residenti in Puglia aveva trovato il modo di mostrare la propria vicinanza alla squadra, maggiore consapevolezza delle proprie qualità tecniche e caratteriali. La speranza almeno era questa. Come un castello di sabbia costruito sulla battigia tutto si è sgretolato all’arrivo dell’impetuosa onda abruzzese.
La squadra di mister Gorgone accende il clima in una serata dalla temperatura pungente. Infuoca gli spalti a suon di reti e ridicolizza la sua diretta avversaria nel cammino valido per la salvezza. Essere ultimi in classifica non vuol dire perdere dignità e professionismo, questa una lezione impartita a caro prezzo dai Delfini. Il Bari non recepisce il suono del fischio d’inizio e sembra rimanere negli spogliatoi per quasi la totalità dei novanta minuti di gioco.
Guizzi e sviluppi di Insigne, Di Nardo e Valzania esprimono la rivalsa di chi sino a quando la matematica non sarà sfavorevole al vento abruzzese mostrerà in campo la migliore delle prestazioni in rispetto non solo alla propria piazza, ai paganti per intenderci, ma anche a sé stessi in qualità di professionisti.
I biancorossi non giocano, attaccano, sviluppano e difendono. Le basi calcistiche vengono meno in una partita tanto importante quanto complessa. Si vocifera la presenza di sintomi influenzali per Dorval e di qualche acciacco fisico di altri componenti della squadra causato dai turni di gioco ravvicinati. Gli antichi avrebbero detto: “Chi vince festeggia, chi perde spiega”. Solo che in questo caso le spiegazioni si faticano ad esprimere.
Il DS Valerio Di Cesare si dice in difficoltà persino nel chiedere scusa, il tecnico piemontese al triplice fischio sgattaiola lontano dal campo e l’opzione di un ritiro si fa sempre più concreta all’orizzonte. Il punto focale risiede nel capire l’efficacia di tutto ciò: questo modus operandi sarà proficuo o meno per riaccendere un fuoco che sembrava essersi palesato nelle giornate precedenti del campionato?
L’altro aspetto chiave sta nell’analizzare come anche nelle due vittorie rimediate la prestazione dei pugliesi non abbia convinto a pieno tra alternanze di momenti di passività ad altri di offensività. Il Bari ha guadagnato il bottino pieno senza mai meritarlo a pieno. Fattore comune in tutte queste sfide la mancata solidità dell’assetto difensivo: “Non hanno avuto molto tempo di conoscersi”, ribatte Longo. Eppure, nonostante i giorni e le settimane trascorrano questa coesione di intenti non sembra palesarsi in alcun modo.
Il tecnico piemontese nello specifico cambia qualche innesto contro i delfini. Ritornano in campo il difensore ex Palermo Nikolaou, capitan Pucino e De Pieri. Tre apparenti semplici cambi che hanno scombinato equilibri di per sé labili. Le somme di un’ennesima stagione deludente potrebbero essere già espresse ma la priorità momentanea dovrà rimanere quella della salvezza. Ai posteri l’ardua sentenza.
Foto: SSC Bari

