Si complica il ritorno in un ruolo istituzionale per Michele Emiliano, che ha escluso l’ipotesi di rientrare in magistratura, giudicandola inopportuna. Anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm) condivide le perplessità: dopo vent’anni ai vertici politici di Bari e della Puglia, il suo reintegro nei ranghi giudiziari rischierebbe di alimentare polemiche su possibili commistioni tra politica e giustizia.
Il nodo riguarda la proposta del governatore Antonio Decaro di nominare Emiliano consulente giuridico della Regione Puglia. Una figura considerata atipica nel panorama italiano e che, proprio per questa unicità, non consente di autorizzare il collocamento in aspettativa. Anche l’ipotesi del “fuori ruolo” è stata esclusa, poiché non applicabile al caso specifico secondo la normativa vigente.
Dopo settimane di valutazioni e richieste di chiarimento, la Terza commissione del Csm ha espresso un orientamento negativo. La richiesta di aspettativa — con stipendio a carico della Regione — è stata respinta per motivi tecnici, senza possibilità di deroga. La decisione è stata comunicata a Decaro, che ha avviato un confronto per individuare possibili alternative.
Tra le soluzioni allo studio, quella di ridimensionare l’incarico, limitandolo a dossier specifici come rifiuti, crisi industriali o Ilva. Tuttavia, anche questa strada presenta ostacoli: incarichi analoghi conferiti in passato dalla Regione sono stati considerati di natura politica, e quindi non compatibili con le regole applicabili ai magistrati.
Il tempo per trovare una via d’uscita è limitato. A Roma si guarda con attenzione agli sviluppi, consapevoli che un eventuale ritorno di Emiliano in aula — come pm o giudice, ma fuori dalla Puglia — rappresenterebbe comunque una soluzione delicata, che la magistratura preferirebbe evitare in un momento già sensibile per il rapporto tra giustizia e politica.

