Si chiamava Jacopo Musti, aveva 49 anni ed era originario di Imperia. Da circa sei mesi viveva per strada a Barletta, dove nella mattinata di domenica 12 aprile è morto all’ospedale Dimiccoli, dopo essere stato aggredito due notti prima da un altro senzatetto nel centro cittadino. Fatale un trauma cranico causato da uno o più pugni.
La vicenda si inserisce in un contesto di forte marginalità sociale, segnato anche dall’abuso di alcol, problema che accomunava sia la vittima sia il presunto aggressore. A raccontarlo è Cosimo Damiano Matteucci dell’Ambulatorio Popolare di Barletta, che conosceva Jacopo: “Era una bravissima persona, ma viveva da tempo con gravi difficoltà legate all’alcol”, le parole riportate da La Repubblica.
Nonostante la sua condizione, Musti era conosciuto per il suo impegno verso gli altri. Collaborava con i volontari, aiutava durante la distribuzione dei pasti e offriva supporto a migranti e persone in difficoltà. “Non riusciva a stare senza fare qualcosa per gli altri”, ricordano i volontari, tra cui Rosa Tuosto, che lo descrive come una presenza discreta ma attiva, spesso impegnata a pulire le strade o a dare una mano.
Volto familiare nei pressi della chiesa di San Benedetto, Jacopo era ricordato anche per piccoli gesti di generosità, come quando rinunciò a un paio di scarpe nuove per lasciarle a chi ne aveva più bisogno. Un episodio che, secondo chi lo conosceva, racconta più di molte parole la sua umanità.
Negli ultimi tempi stava cercando di cambiare vita. Dopo un passato difficile e un percorso terapeutico interrotto, aveva ripreso a frequentare il Sert e, poco prima dell’aggressione, aveva confidato il desiderio di uscire dalla strada.
La sua morte ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio sui social e tra le associazioni locali, che sottolineano come la tragedia sia il risultato di una condizione di abbandono. “Non basta dire che è successo – si legge in una nota –. Questa morte nasce dalla marginalità. Quando viene lasciata sola, uccide”.

