Una lunga spirale di abusi domestici, durata oltre quindici anni, culminata in un’aggressione brutale che ha privato una donna della vista. Per questi fatti, avvenuti il 15 marzo 2022, il tribunale di Brindisi ha condannato in primo grado l’ex convivente della vittima a nove anni e sei mesi di reclusione.
La sentenza, emessa il 27 aprile, ha ridotto la richiesta della Procura — pari a 13 anni — escludendo le aggravanti di sevizia, crudeltà e recidiva. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, mentre la difesa ha già annunciato ricorso in appello.
A dare l’allarme, il giorno dell’aggressione, fu uno dei figli minorenni della coppia, che contattò i carabinieri di Carovigno. All’arrivo dei militari, la violenza si era già consumata. La donna venne trasportata d’urgenza in ospedale e sottoposta a intervento chirurgico, ma i medici non riuscirono a salvarle la vista. L’uomo fu arrestato in flagranza, ma oggi si trova in libertà.
Secondo l’accusa, l’episodio rappresenta l’apice di anni di maltrattamenti sistematici. La vittima viveva isolata, priva di contatti con la propria famiglia, sottoposta a controllo e costretta a lavorare anche dopo interventi chirurgici. Le violenze, anche di natura sessuale, sarebbero state continue, accompagnate da minacce — talvolta armate — che impedivano qualsiasi tentativo di allontanamento. Alla base, secondo gli inquirenti, motivi di gelosia e possesso.
La sera dell’aggressione, la donna avrebbe deciso di denunciare. Una scelta che avrebbe scatenato l’ultima escalation: il telefono sottratto, la porta chiusa e, infine, l’attacco che le ha cambiato la vita.
L’uomo deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, violenza privata, sequestro di persona, lesioni personali gravissime, rapina e violenza sessuale. La vittima si è costituita parte civile: il tribunale ha disposto una provvisionale immediata, rinviando a una fase successiva la quantificazione del risarcimento.

