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“Picchiata dalla famiglia del marito detenuto perché vuole cambiare vita”, la replica: “Io disabile picchiato da lei”

30 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso
30 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Torniamo ad occuparci di quanto accaduto nei giorni scorsi in Salento. Vi abbiamo parlato di una donna salentina che ha raccontato di essere stata aggredita dai familiari del marito, detenuto da circa tre anni per reati legati a un’operazione antimafia, perché aveva deciso di allontanarsi da quell’ambiente e costruire una nuova vita per sé e per il figlio. La scelta sarebbe stata vista dalla famiglia dell’uomo come una grave offesa, secondo codici ancora radicati, soprattutto per aver voluto portare via anche il bambino.

Dopo mesi di tensioni, aggravate anche dai comportamenti aggressivi del figlio che la madre voleva contrastare, il 23 aprile la situazione è degenerata: il cognato l’avrebbe picchiata con calci e pugni, lasciandola ferita a terra e minacciandola di farle togliere il figlio La donna è stata soccorsa e dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 giorni, poi ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.

Ecco la versione del cognato della donna. “In riferimento all’articolo pubblicato di recente, sento il dovere di intervenire per chiarire alcuni aspetti riportati in modo inesatto. Prima di tutto, desidero precisare che io non sono mai comparso in alcun fascicolo né indagine di criminalità legata alla mia famiglia. Sono estraneo a qualsiasi reato e non ho mai avuto ruoli né responsabilità in queste vicende. In secondo luogo, voglio sottolineare che io sono stato vittima dell’episodio. Il 23 aprile, ero presente insieme a lei e a mio nipote, che è l’unico testimone diretto e può confermare esattamente come sono andate le cose. Lei ha fornito una versione parziale, omettendo che io, con una disabilità, sono stato aggredito da lei. Inoltre, è fondamentale chiarire che mio fratello e lei si erano già separati nell’ottobre 2025. La questione del trasferimento dei figli non è stata una scelta per il loro futuro, ma un desiderio personale di lei di rifarsi una vita, senza il consenso di mio fratello per poter allontanare i bambini, che è ancora detenuto presso il carcere di Lecce”.

“Inoltre, voglio chiarire che lei ha affermato che la mia famiglia è immersa in ambienti criminali e che ha voluto allontanare i figli da noi. Tuttavia, è importante sottolineare che anche nella sua famiglia esistono contesti di criminalità. Infine, voglio precisare un altro contesto fondamentale: mio fratello è stato arrestato tre anni fa, quando il bambino aveva 12 anni. In tutto questo periodo, è stata lei a dover proteggere il bambino, impedendo che seguisse cattive influenze. È stato proprio in questi anni che lei ha mantenuto un contatto costante con la mia famiglia: i bambini erano spesso con i nonni, che erano sempre presenti per qualsiasi bisogno. Infatti, io, proprio a causa di questa agitazione, dopo un anno di sospensione della terapia con Depakin, non essendo mai stato abituato a questi contesti di caserma e carabinieri, proprio per questo stato di agitazione e per le calunnie che lei ha lanciato su di me, mi sono ritrovato a dovermi rivolgere al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove ho ricevuto cure che mi hanno portato a 6 giorni di prognosi, con un possibile prolungamento deciso dal medico curante, da 10 giorni. Questa mia dichiarazione nasce dal bisogno di ristabilire la verità, perché i bambini meritano un futuro sereno e la mia famiglia non deve essere ingiustamente etichettata. Chiedo rispetto per la loro dignità e per il loro futuro, affinché la verità venga raccontata con rispetto, senza strumentalizzazioni, garantendo un futuro più sereno ai nostri bambini”.