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Faida Capriati-Strisciuglio, omicidi e non solo: i nomi degli arrestati. La fotografia dell’evoluzione della mafia barese

6 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
6 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Non solo la soluzione di due omicidi, ma anche la fotografia dell’evoluzione della criminalità organizzata barese. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato all’arresto di 14 presunti appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio per gli omicidi di Lello Capriati, ucciso il 1° aprile 2024 a Torre a Mare, e di Filippo Scavo, assassinato il 19 aprile 2026 al Divine Club di Bisceglie.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la nuova generazione dei clan si distingue per spavalderia, uso disinvolto delle armi e ostentazione sui social. «Siamo intervenuti con la massima rapidità per evitare ulteriori episodi violenti», ha dichiarato il procuratore Roberto Rossi, rassicurando sulla sicurezza delle imminenti celebrazioni di San Nicola. Gli investigatori non escludono che nella scia di vendette possa rientrare anche l’omicidio del cameriere Lino Pizzi, ucciso per errore il 30 aprile a Bisceglie.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari figurano Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, accusati dell’omicidio Scavo. Arrestati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco per l’assassinio di Lello Capriati. Misure cautelari sono state eseguite inoltre nei confronti dei figli di Lello, Sabino e Christian Capriati, e dello zio Onofrio Lorusso, accusati di aver ferito due esponenti degli Strisciuglio durante una sparatoria nel marzo 2024. Arrestati anche Domenico Strisciuglio detto Mimmetto (figlio del boss Gino “la luna”) e Angelo Vincenzo Caruso: entrambi nella notte di Halloween 2023 minacciarono con una pistola Christian Capriati in una discoteca. Arrestato anche il fratello di Angelo Vincenzo, Ivan Caruso, che minacciò lo stesso ragazzo al Demetra insieme a Filippo Scavo. In manette anche Francesco Menolascina, che pilotò un drone per introdurre un telefono nel carcere di Bari, e Luciano Perinetti, che – insieme ad altri indagati – custodiva in un box di Borgo Cecilia armi e droga.

L’inchiesta ricostruisce una faida alimentata non più soltanto dal controllo del territorio, ma anche da rivalità nate nella movida barese. Diverse liti in discoteca avrebbero fatto esplodere il conflitto tra i giovani rampolli dei clan, nonostante un precedente tentativo di pace promosso da Lello Capriati. «Filippo Scavo è stato la figura che ha rotto l’equilibrio», ha spiegato il pm Marco D’Agostino.