Il gip di Bari Giuseppe Montemurro ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti del sindaco di Modugno Nicola Bonasia, di Adriana Diomede e di Cosimo Damiano Annoscia, già coinvolti nell’inchiesta sui presunti voti comprati alle elezioni comunali del 2020. Secondo il giudice, non sussistono esigenze cautelari tali da giustificare la misura richiesta dal pm antimafia Fabio Buquicchio.
L’inchiesta ruota attorno a un presunto scambio elettorale politico-mafioso legato al ballottaggio dell’ottobre 2020. Tra gli indagati figura anche l’ex assessore alle Attività produttive Antonio Lopez, arrestato nei mesi scorsi, che secondo gli investigatori avrebbe fatto da tramite con esponenti del clan Parisi per ottenere voti in cambio di promesse di posti di lavoro.
Per la procura, a muoversi per conto del clan sarebbero stati Cristian Stragapede, Cosimo Damiano Annoscia e Vittorio Miglietti. Bonasia avrebbe inoltre stretto un accordo con Adriana Diomede, ritenuta vicina all’omonimo clan, favorendo la candidatura della figlia Lucia Bosco al consiglio comunale di Modugno.
Nelle motivazioni del provvedimento, il gip evidenzia come i fatti contestati risalgano a circa cinque anni e mezzo fa e sottolinea l’assenza di un concreto rischio di reiterazione del reato. Il giudice richiama anche il mutato contesto politico e amministrativo: Bonasia ha già rimesso le deleghe agli assessori, non sarà candidato alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio 2026 e la proposta di scioglimento del Comune avanzata dalla commissione di accesso non è stata accolta dal Ministero dell’Interno, che ha rilevato irregolarità non sufficienti a giustificare il commissariamento.
Secondo Montemurro, inoltre, il clamore mediatico dell’inchiesta e la vigilanza esercitata dal Ministero dell’Interno sull’amministrazione comunale riducono ulteriormente il pericolo di recidiva.

