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Carabiniere ucciso un anno fa a Francavilla Fontana, il dolore della moglie: “Mancavano pochi giorni alla pensione”

12 Giugno 2026
– Autore: Raffaele Caruso
12 Giugno 2026
– Autore: Raffaele Caruso

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Eugenia Pastore, vedova del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ha ricordato il marito a un anno dalla sua uccisione durante un inseguimento nelle campagne di Francavilla Fontana.

La donna ha raccontato di aver intuito subito la tragedia quando vide arrivare sotto casa un’auto dei carabinieri nelle prime ore del mattino del 12 giugno 2025. Sebbene inizialmente le fosse stato parlato di un incidente, comprese immediatamente che era accaduto qualcosa di irreparabile osservando il volto dei colleghi del marito. Poco dopo arrivò la conferma ufficiale della sua morte.

Pastore ha spiegato che il dolore è stato particolarmente difficile da affrontare anche per le due figlie adolescenti della coppia, sottolineando come l’assenza del padre sia diventata sempre più pesante con il passare dei mesi. Tra i ricordi più vivi conserva l’abitudine che avevano di telefonarsi continuamente per condividere problemi, notizie o semplici momenti della giornata.

Ripercorrendo la loro storia, ha ricordato di aver conosciuto Legrottaglie nel 1986 e di averlo seguito in Sicilia dopo il suo ingresso nell’Arma dei Carabinieri. I due si sposarono nel 1992 e successivamente tornarono in Puglia. Lo ha descritto come un uomo tranquillo, disponibile e molto affettuoso, sia come marito sia come padre. Alle figlie, ha raccontato, prometteva spesso che una volta andato in pensione sarebbe stato lui a occuparsi di accompagnarle ovunque.

Secondo la vedova, Legrottaglie era profondamente legato al proprio lavoro e avrebbe continuato a svolgerlo con lo stesso senso del dovere fino all’ultimo giorno. Era ormai a pochi giorni dalla pensione e aveva già programmato di festeggiare insieme ai colleghi il compleanno del 5 luglio e il termine della carriera.

La coppia aveva inoltre progettato alcuni viaggi in moto, tra cui una vacanza in Sicilia, da realizzare una volta concluso il servizio. Progetti che, ha osservato con amarezza, non hanno mai potuto concretizzarsi.

Riferendosi al processo in corso, Pastore ha affermato di partecipare a tutte le udienze e di provare soprattutto rabbia quando si trova di fronte uno dei presunti responsabili dell’omicidio. Sull’esito giudiziario ha preferito non esprimersi, spiegando di voler attendere la conclusione del procedimento.

La vedova ha infine ringraziato l’Arma dei Carabinieri e le istituzioni per la vicinanza ricevuta nell’ultimo anno, raccontando di non essere mai stata lasciata sola e di aver trovato sostegno nei colleghi del marito, con i quali si è creato un forte legame. Del brigadiere conserva soprattutto il ricordo del suo sorriso, che, ha detto, non dimenticherà mai.