Da Bolzano in poi, il vuoto. La drammatica retrocessione in Serie C maturata contro il Sudtirol nel ritorno dei playout avrebbe richiesto una presa di responsabilità immediata, una spiegazione pubblica, una conferenza stampa, un confronto con una tifoseria che ha visto naufragare nel peggiore dei modi una stagione già segnata da errori evidenti. Invece, dal quartier generale della SSC Bari è arrivato soltanto il classico silenzio assordante.
L’ultima dichiarazione ufficiale rilasciata da un tesserato biancorosso risale infatti al 22 maggio 2026, quando al termine della gara Moreno Longo ha tentato di chiedere scusa per l’ennesima delusione inflitta alla piazza. Da quel momento in poi più nulla. L’unica comunicazione diffusa dalla società è stata quella del 6 giugno relativa alla rescissione consensuale del contratto del direttore sportivo Di Cesare. Per il resto, il nulla cosmico.
Non una parola del presidente Luigi De Laurentiis, non una spiegazione sulle cause del fallimento sportivo. Nemmeno una riflessione pubblica sul progetto tecnico che ha condotto il Bari dalla finale playoff per la Serie A del 2023 fino all’umiliante ritorno in terza serie. Risulta utopistico pensare persino ad confronto diretto – ed a caldo – con la città.
L’unico argomento capace di rompere il silenzio è stato quello legato allo “Stadio San Nicola gate”, una vicenda che ha monopolizzato l’attenzione mediatica mentre la questione più importante — la retrocessione della squadra — restava senza risposte. Basti pensare che la notizia di un direttore generale, individuato nella persona di Pierpaolo Marino, è stata diffusa tramite il sindaco Vito Leccese ma non ancora resa ufficiale dalla società. Nulla di nuovo all’orizzonte in quanto non è la prima volta che ciò avviene.
Anzi, ormai sembra essere diventato un copione consolidato. Ogni estate, dopo una stagione fallimentare, la società si trincera dietro la necessità di “riflettere”, di “analizzare gli errori”, di “programmare il futuro”. Frasi già sentite, ripetute fino allo sfinimento e che nel tempo hanno perso qualsiasi credibilità. La domanda dunque nasce spontanea: cosa ha prodotto la riflessione dello scorso anno?
Non è difficile immaginare le prossime dichiarazioni della proprietà: “Abbiamo riflettuto a lungo”, “Abbiamo individuato ciò che non ha funzionato”, “Ripartiremo più forti di prima”. Frasi che i tifosi conoscono ormai a memoria come uno di quei tormentoni sentiti troppe volte alla radio. Fa quasi sorridere il contrasto tra il silenzio operativo e gli ambiziosi obiettivi contenuti nella recente lettera inviata da Luigi De Laurentiis al sindaco Vito Leccese.
Nuovo management, advisor internazionali, ricerca di investitori, Pierpaolo Marino nel ruolo di direttore generale e una promessa chiara: riportare il Bari in Serie A. Queste, parole importanti in un normale ambito sportivo. Da qualche anno invece a Bari ciò che si dichiara ha ormai un valore prossimo allo zero. La tifoseria biancorossa non chiede slogan né proclami bensì trasparenza, presenza e assunzione di responsabilità.
Una proprietà che dopo una retrocessione storica sceglie di non parlare per settimane trasmette un messaggio pericoloso: quello di una distanza ormai diventata incolmabile tra il club e la sua gente ed il vero problema della SSC Bari ad oggi non è soltanto la Serie C ma anche una credibilità consumata di anno in anno, promessa dopo promessa, stagione dopo stagione. Una credibilità che, ormai, assomiglia sempre di più alle promesse dei marinai.
Foto: SSC Bari

