La prima impressione, almeno osservando le indiscrezioni che stanno accompagnando la ricostruzione dell’organigramma della SSC Bari, è che il filo conduttore sia sempre lo stesso: Napoli. Per il momento non esiste ancora alcuna ufficialità. Nemmeno quella che viene ormai data quasi per scontata, ossia l’arrivo di Pierpaolo Marino come direttore generale. Eppure, mentre il club non ha ancora comunicato chi guiderà realmente il progetto sportivo, iniziano già a circolare nomi, ruoli e perfino dettagli organizzativi della prossima stagione.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la prima priorità sarebbe la scelta del direttore sportivo. Accantonate le candidature più esperte come Davide Vaira e Mauro Meluso, l’orientamento sarebbe quello di affidarsi ad una figura emergente ma già conoscitrice della categoria. E’ da qui che emerge il primo elemento destinato inevitabilmente a far discutere.
Tra le ipotesi riportate dalla Gazzetta compare infatti Ernesto Marino, figlio di Pierpaolo. Quarant’anni, direttore sportivo nel periodo 2014-2015 per poi dedicarsi all’azienda vinicola di famiglia nell’Avellinese. Si apprende, che quest’ultimo potrebbe ricoprire il ruolo di direttore sportivo oppure quello di responsabile dell’area scouting, settore storicamente molto caro allo stesso Pierpaolo Marino.
Sempre secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, resta inoltre valida anche la candidatura di Francesco Montervino, storico capitano del Napoli dell’era De Laurentiis, legato da un rapporto personale e professionale molto solido con Marino. Tre nomi, quindi, ma un unico filo conduttore: il Napoli.
Naturalmente non costituisce una prova di alcun disegno prestabilito. Nel calcio è assolutamente normale che un dirigente si circondi di collaboratori fidati, persone con cui ha già lavorato e che conoscono metodi, dinamiche e filosofia gestionale. Il tema, però, diventa inevitabilmente politico quando si osserva il contesto.
Nelle scorse settimane, infatti, da più parti era filtrata l’idea che il nuovo assetto avrebbe potuto rappresentare anche un segnale verso la piazza barese, magari attraverso l’inserimento di figure considerate vicine alla storia del Bari o comunque gradite all’ambiente. Le indiscrezioni delle ultime ore sembrano invece andare in una direzione diversa. Difatti più che parlare di una “baresizzazione”, sembra profilarsi una continuità con relazioni professionali già consolidate nell’universo Napoli.
Anche la tempistica lascia spazio a qualche riflessione perchè mentre non esiste ancora un direttore generale ufficiale, né un direttore sportivo, né tantomeno un allenatore confermato – o la stessa ufficialità che Moreno Longo non faccia parte più dei piani della SSC Bari – iniziano già a circolare le prime informazioni sul ritiro precampionato, anticipate da Pianeta Bari. Un copione che, agli occhi di molti tifosi, ricorda una gestione spesso caratterizzata da comunicazioni frammentarie e da decisioni che sembrano precedere perfino l’ufficializzazione degli uomini chiamati a prenderle.
È un metodo consolidato della famiglia De Laurentiis oppure semplicemente una conseguenza dei tempi del mercato? La domanda resta aperta, come ogni anno. Nel frattempo continuano a pesare anche le riflessioni avanzate nelle ultime settimane dal sindaco Vito Leccese che aveva chiesto precise garanzie sul futuro del club, arrivando a parlare della necessità di un organismo di vigilanza – watchdog – capace di monitorare il percorso verso la nuova proprietà.
Formalmente quel percorso dovrebbe garantire autonomia gestionale al Bari. Le indiscrezioni, però, raccontano almeno per ora una realtà nella quale le figure accostate al club continuano ad appartenere, direttamente o indirettamente, alla galassia professionale costruita negli anni attorno al Napoli. È sufficiente questo per parlare di “napolizzazione” del Bari? Probabilmente no. Sarebbe una conclusione prematura e, allo stato attuale, non supportata da elementi oggettivi, almeno al momento.
È però legittimo osservare come il rischio percepito da una parte della tifoseria sia proprio quello di vedere il Bari perdere progressivamente una propria identità decisionale, affidandosi quasi esclusivamente ad uomini provenienti dallo stesso circuito di rapporti professionali. C’è poi un altro interrogativo che inevitabilmente accompagnerà l’eventuale scelta di Ernesto Marino.
La sua esperienza maturata dieci anni fa tra Sorrento e Campobasso, seguita da un lungo periodo lontano da incarichi dirigenziali nel calcio professionistico, rappresenta davvero il miglior investimento possibile per una società chiamata a rilanciarsi dopo una stagione fallimentare? Oppure l’eventuale scelta risponderebbe principalmente all’esigenza di costruire una squadra di lavoro fondata sulla fiducia personale?
Solo le prossime settimane potranno dare una risposta. Per ora resta una certezza: prima ancora delle firme ufficiali, il nuovo Bari sembra parlare sempre più con accento napoletano. La piazza già profondamente scottata dagli ultimi anni non potrà che osservare ogni nuova nomina con attenzione, chiedendosi se si tratti semplicemente di una rete di rapporti professionali consolidati o dell’ennesimo capitolo di una storia in cui l’identità biancorossa rischia di rimanere sullo sfondo.

