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Video dell’incidente mortale diffuso su WhatsApp: condannato agente della Polizia locale di Bari

8 Luglio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
8 Luglio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Il Tribunale di Bari ha condannato a tre mesi di reclusione, con pena sospesa, l’agente della Polizia locale Tommaso Stella, 57 anni, riconosciuto colpevole di agevolazione colposa nella rivelazione di segreto d’ufficio per la diffusione del video di un incidente mortale avvenuto il 4 giugno 2018 in via Napoli, nel quale perse la vita il 76enne Rocco Bellanova, travolto da un tir mentre percorreva la strada in bicicletta. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Secondo quanto ricostruito nel processo, la registrazione delle telecamere di videosorveglianza di un distributore Agip, fondamentale per le indagini, mostrava le drammatiche immagini dell’investimento dell’anziano. Il filmato sarebbe stato ripreso con un telefono cellulare il 24 luglio 2018 mentre veniva visualizzato sul monitor di un computer all’interno della sala del Comando della Polizia locale di Bari utilizzata per la redazione dei verbali degli incidenti stradali.

Per i giudici, Stella, che aveva il dovere di custodire il materiale riservato e di informare il pubblico ministero titolare dell’indagine, avrebbe esaminato il video in presenza di altri colleghi senza adottare le necessarie cautele per garantirne la riservatezza. Una condotta ritenuta negligente che avrebbe consentito a ignoti di registrare le immagini alle sue spalle e di diffonderle successivamente tramite WhatsApp.

Nelle motivazioni della sentenza il Tribunale precisa che non vi sono elementi per ritenere che l’agente abbia divulgato volontariamente il filmato. Dall’analisi del video, infatti, emerge che chi effettuò la ripresa si trovava dietro di lui. La responsabilità penale è stata quindi riconosciuta esclusivamente per aver agevolato, con comportamento colposo, la diffusione di un documento coperto dal segreto d’ufficio.

L’inchiesta aveva coinvolto anche altri due agenti della Polizia locale, Maurizio Ficele e Silvana Mancini, entrambi accusati di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Per loro il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione con la formula piena “il fatto non sussiste”.

Nel procedimento si sono costituite parte civile le tre figlie della vittima. Il giudice ha disposto che Tommaso Stella versi a ciascuna una provvisionale di 3.000 euro, in attesa della quantificazione definitiva del risarcimento dei danni. La vicenda richiama l’attenzione sull’importanza della tutela del segreto istruttorio e della privacy nella gestione di materiale investigativo, evidenziando come anche la mancata adozione di adeguate misure di riservatezza possa comportare responsabilità penali e civili per chi è chiamato a custodire dati sensibili.