Si allarga l’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio legato all’impero delle videolottery della famiglia Snidar. Secondo gli investigatori, decine di persone avrebbero prestato il proprio nome per incassare vincite mai realizzate, attraverso il meccanismo del cosiddetto “ticket in, ticket out”, consentendo di ripulire ingenti somme di denaro di provenienza illecita.
Tra gli indagati figura anche l’ex campione del mondo di pugilato Michele Piccirillo, accusato di concorso in riciclaggio. Stando all’accusa, avrebbe utilizzato ticket intestati a suo nome per giustificare circa 200mila euro in contanti derivanti dalla propria attività sportiva all’estero e mai dichiarati al fisco. L’ex pugile avrebbe ammesso agli investigatori di aver chiesto questo favore perché a conoscenza del sistema utilizzato nella sala giochi, investendo poi il denaro ricevuto tramite bonifici e assegni in prodotti finanziari.
Nell’indagine compaiono anche professionisti, imprenditori, un odontotecnico, un conduttore televisivo di un’emittente regionale e numerosi familiari di appartenenti ai clan baresi. Per la Procura non esistono “intestatari inconsapevoli”: chi incassava assegni o bonifici relativi a vincite mai ottenute era perfettamente consapevole dell’illecito e, per questo motivo, è indagato per riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia, ha portato all’arresto di 20 persone, tra cui Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, ritenuti al vertice di un’organizzazione che avrebbe trasformato bar e sale slot in vere e proprie “lavatrici” di denaro sporco. Secondo gli investigatori, in circa dieci anni sarebbero stati riciclati oltre 5 milioni di euro attraverso una rete di società e attività commerciali, con presunti rapporti anche con i principali clan della criminalità organizzata barese.
Un ruolo centrale nell’inchiesta è stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Naviglio, ex affiliato al clan Mercante. Ai magistrati ha raccontato i presunti rapporti tra Alessandro Snidar e le organizzazioni mafiose, parlando di finanziamenti destinati al traffico di droga, regali di lusso e sostegno economico ai clan. Naviglio ha inoltre riferito di essere stato più volte minacciato e aggredito nel carcere di Lecce tra il 2018 e il 2020 dopo aver manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia.
Intanto i tre fratelli Snidar sono attesi davanti al gip Antonella Cafagna per gli interrogatori di garanzia. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dell’intero impero economico riconducibile alla famiglia, tra sale giochi, società , immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo superiore ai 63 milioni di euro. Secondo la Procura, le 13 sale slot tra Bari e la Bat sarebbero state utilizzate come strumenti per riciclare denaro e favorire gli interessi della criminalità organizzata.

