Una sola coltellata al torace avrebbe provocato la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. È quanto emerge dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, che ha accertato come il decesso sia stato causato da una rapida emorragia interna provocata dalla lesione del polmone destro, dell’auricola destra del cuore e dell’aorta.
L’esame autoptico ha rilevato tre ferite da arma da taglio, al torace e all’addome, ma solo una è risultata mortale. Sul corpo sono state inoltre riscontrate lesioni al volto compatibili con percosse.
Secondo la ricostruzione medico-legale, l’aggressione si sarebbe consumata in pochi istanti in uno spazio aperto, con la vittima colpita alle spalle da fendenti diretti verso zone vitali.
Per l’omicidio sono indagati quattro minorenni, tra cui un 15enne che avrebbe ammesso di aver inferto il colpo mortale, sostenendo di aver agito per timore che i suoi amici venissero aggrediti. Coinvolti nelle indagini anche i maggiorenni Cosimo Colucci, 22 anni, e Fabio Sale, 20 anni. Il gestore del bar dove Sako avrebbe cercato rifugio è invece indagato per favoreggiamento.

