Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia e oggi consulente giuridico della commissione d’inchiesta del Senato sulla sicurezza sul lavoro, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sul futuro del centrosinistra e sulla situazione della sanità pugliese.
Sul possibile ruolo di Antonio Decaro come federatore del centrosinistra, Emiliano frena: “Mi sembra sia lui stesso ad escluderlo. Sarebbe un disastro perché creerebbe confusione. Questo è il momento in cui ciascuno deve fare il suo lavoro». Secondo l’ex governatore, Decaro deve concentrarsi sul nuovo incarico alla guida della Regione Puglia, «con grande senso di responsabilità».
Quanto ai rapporti tra Pd e Movimento 5 Stelle, Emiliano non vede alternative all’intesa: «Hanno un destino comune inevitabile. Devono solo trovare il modo di organizzare la cerimonia, il matrimonio non è in discussione».
Sul confronto tra il presidente Decaro e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sui ritardi nella realizzazione delle Case di comunità, Emiliano sceglie invece di non entrare nello scontro politico, limitandosi a sottolineare la necessità di verificare le ragioni dei ritardi e di evitare «polemiche quando non ce n’è la assoluta necessità».
Il tema centrale resta però quello delle risorse per la sanità pugliese. Emiliano difende il percorso compiuto dalla Regione negli ultimi anni e cita i dati della Fondazione Gimbe: «La Puglia è la regione italiana che negli ultimi 10 anni ha fatto più progressi in sanità», arrivando a parlare di un «miracolo pugliese» per il recupero dei livelli essenziali di assistenza.
Per l’ex presidente, il miglioramento delle prestazioni ha inevitabilmente comportato maggiori costi. Emiliano ricorda quindi l’aumento della tassazione regionale, sostenendo che, se necessario, quelle risorse sono state utilizzate per finanziare i servizi sanitari pugliesi.
Infine, sulla condizione attuale della sanità regionale, Emiliano ribadisce: «La Fondazione Gimbe dice che la sanità pugliese è la migliore d’Italia per i progressi che ha fatto dal 2022 al 2024». E indica nell’uguaglianza nell’accesso alla salute una delle principali sfide future: «Bisogna essere uguali rispetto alla salute».

