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“Mia figlia stava male ma non l’hanno visitata per pochi minuti”: la denuncia di un papà allo SCAP del Fazzi

28 Settembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso
28 Settembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Una bambina di tre anni con forti dolori addominali e una famiglia che denuncia di non aver ricevuto assistenza al servizio SCAP dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. È quanto racconta il padre della piccola, che ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza chiedendo chiarimenti sulla gestione dell’episodio.

Secondo la ricostruzione del genitore, tutto sarebbe accaduto sabato sera, quando, dopo aver ricevuto una telefonata dalla moglie, si è recato con la figlia all’ambulatorio di assistenza pediatrica. La famiglia sarebbe arrivata intorno alle 19.47, pochi minuti prima dell’orario di chiusura fissato alle 20.

Il padre riferisce che, dopo aver preso la tessera sanitaria della bambina, il personale li avrebbe fatti accomodare nella sala d’attesa, dove si trovava anche un’altra famiglia con una piccola paziente. Sempre secondo il suo racconto, la porta sarebbe stata chiusa a chiave, lasciando le famiglie all’interno mentre attendevano il proprio turno.

La situazione sarebbe precipitata poco dopo le 20, quando, terminata una visita e mentre il medico stava per ricevere un’altra bambina, ai genitori sarebbe stato comunicato che la loro figlia non sarebbe stata visitata perché l’orario di servizio era ormai scaduto.

Il padre sostiene di aver chiesto spiegazioni, ricevendo come motivazione l’impossibilità di effettuare la visita oltre l’orario previsto per ragioni assicurative. Sempre secondo la denuncia, la dottoressa si sarebbe rifiutata di mettere per iscritto il mancato accesso alla visita e di fornire il proprio nome.

Nel suo racconto l’uomo riferisce inoltre di un confronto verbale con il marito della professionista, intervenuto sul posto. L’episodio ha lasciato la famiglia amareggiata e ha spinto il genitore a chiedere che venga fatta chiarezza sull’accaduto.

“La dignità e la salute di un bambino non possono mai scadere allo scoccare di un timer”, è il senso della denuncia del padre, che pone l’attenzione sul rapporto tra orari di servizio, responsabilità professionali e tutela dei piccoli pazienti.