Una beffa feroce, di quelle che fanno ancora più male perché arriva al termine di una partita che il Bari aveva avuto a lungo nelle proprie mani. All’Arechi i biancorossi mostrano finalmente un volto diverso: giocano con personalità, trovano il vantaggio con Butic, non arretrano e continuano a cercare con insistenza il colpo del ko. Ma sprecano troppo. E nel calcio, quando si tiene in vita un avversario che sembrava alle corde, il conto può diventare salatissimo.
La Salernitana ringrazia e nel finale ribalta tutto: prima Lescano all’83’, poi Varela al 90’ trasformano una gara che il Bari avrebbe potuto e dovuto chiudere molto prima in una sconfitta amarissima.
All’Arechi il Bari mostra personalità, occupa bene il campo e, soprattutto, non commette l’errore di abbassarsi una volta trovato il vantaggio. È questa la fotografia più significativa della prima parte di gara, con i biancorossi capaci di interpretare il match con maggiore convinzione e lucidità rispetto a una Salernitana apparsa fragile e poco consistente.
La svolta arriva al 10’. L’azione nasce sulla destra dai piedi di Della Morte e si sviluppa con il puntuale inserimento di Giulio Maggiore, fermato irregolarmente dalla difesa granata. Per il direttore di gara non ci sono dubbi: calcio di rigore. Dal dischetto Butic non sbaglia e porta avanti il Bari.
Il vantaggio, però, non spegne la squadra di Rastelli. Anzi. È Della Morte a diventare il principale riferimento offensivo dei biancorossi, trovando con continuità lo spazio per andare alla conclusione e costringendo Galeotti agli straordinari. Prima il mancino velenoso dalla distanza, poi l’occasione costruita all’interno dell’area proprio grazie al suggerimento di Butic. Il Bari arriva con una certa facilità dalle parti del portiere avversario, favorito anche da una struttura difensiva della Salernitana tutt’altro che impermeabile.
Interessante anche il lavoro di Tribuzzi, che accompagna la manovra e garantisce profondità, mentre Butic non resta confinato al ruolo di terminale offensivo ma partecipa alla costruzione, dialoga con i compagni e favorisce gli inserimenti.
L’aspetto più convincente resta però l’equilibrio complessivo. Quando la Salernitana prova ad alzare il baricentro, il Bari non perde distanze e compattezza. Mogos contiene bene D’Ursi, Pieraccini è puntuale nelle chiusure e l’intera linea difensiva concede poco. Cerofolini, di conseguenza, vive una prima parte di gara senza particolari affanni.
I padroni di casa provano ad affidarsi soprattutto alle iniziative di D’Ursi e alle accelerazioni sugli esterni, ma faticano a trovare profondità e spazi puliti negli ultimi metri. Il Bari, al contrario, sembra sapere con maggiore chiarezza cosa fare con il pallone e, soprattutto, come occupare gli spazi.
Resta, ancora una volta, il neo della concretezza. Per quanto prodotto, i biancorossi avrebbero potuto capitalizzare meglio le occasioni create e dare maggiore consistenza al vantaggio. Perché quando una partita sembra prendere una direzione precisa, lasciare l’avversario aggrappato ad un solo gol di distanza significa correre un rischio evitabile.
Il Bari, insomma, convince nella prima parte di gara per un motivo soprattutto: non sta semplicemente difendendo lo 0-1, sta giocando per dimostrare di meritarlo. Ma tra meritare un vantaggio e mettere al sicuro una partita resta una differenza che i biancorossi devono ancora colmare.
Il conto rischia di arrivare proprio nel recupero. Celiento ha sul piede il pallone che potrebbe spostare il primo tempo sul pareggio, ma trova sulla sua strada Cerofolini. Chiamato praticamente una sola volta a un intervento realmente importante nell’intera frazione, il portiere biancorosso risponde presente e salva il Bari nel momento più delicato.
È un campanello d’allarme che precede un’altra fiammata granata: in chiusura Iano sfila davanti a Mogos e trova lo spazio per calciare, con il pallone che attraversa pericolosamente l’area e termina a fil di secondo palo.
Due episodi che sporcano inevitabilmente il giudizio sul finale di un primo tempo fino a quel momento controllato. Il Bari ha fatto di più, ha costruito di più e ha meritato il vantaggio, ma proprio negli ultimi minuti ha ricordato a se stesso quanto possa essere sottile il confine tra una partita gestita e una partita rimessa improvvisamente in discussione.
La ripresa restituisce inizialmente lo stesso Bari visto nella prima frazione, con una differenza sostanziale rispetto a tante delle precedenti uscite: i biancorossi continuano imperterriti a provarci. Non c’è la squadra che, trovato il vantaggio, si rintana nella propria metà campo aspettando gli eventi. C’è invece un Bari che cerca il secondo gol, prova a costruirlo e crea le condizioni per chiudere la partita.
L’avvio è emblematico. Maggiore chiama Galeotti all’intervento, subito dopo Della Morte cerca il solito tiro a giro sfiorando il bersaglio. Butic continua a rendersi pericoloso, Mogos va vicino alla porta di testa e ancora l’attaccante croato, servito da Della Morte, manca di poco il raddoppio con un grande stacco aereo.
È probabilmente questa la novità più interessante della serata dell’Arechi. Il Bari non si accontenta. Continua ad attaccare anche quando potrebbe scegliere una gestione più conservativa del risultato e per lunghi tratti tiene una Salernitana in evidente difficoltà lontana dalla propria porta. Un atteggiamento differente rispetto a quello visto in altre partite, quando il vantaggio aveva spesso finito per trasformarsi quasi in un invito ad arretrare.
Ma alla crescita nell’atteggiamento non corrisponde ancora quella nella concretezza. Ed è qui che emerge il grande limite della serata: manca il cinismo. Il Bari costruisce, arriva negli ultimi metri, crea occasioni, ma non trova il colpo necessario per chiudere definitivamente la contesa.
L’emblema arriva quando Tribuzzi spacca letteralmente la retroguardia granata e serve Della Morte: l’occasione è enorme, ma la conclusione è troppo debole e consente a Vitale di salvare. È il pallone che avrebbe potuto mettere in cassaforte una partita che il Bari, per mole di gioco e occasioni prodotte, avrebbe già dovuto indirizzare in maniera ben più netta.
E quando non si chiudono le partite, il calcio presenta spesso il conto. All’83’ arriva infatti il pareggio della Salernitana con Lescano, ma sulla rete pesa una gestione quantomeno discutibile del Bari. Maggiore impiega troppo tempo ad abbandonare il terreno di gioco e Colangiuli non riesce ancora a completare l’ingresso: proprio in quella fase di transizione i biancorossi si ritrovano di fatto in dieci e la Salernitana ne approfitta per trovare l’1-1.
Un errore interpretativo grave, perché vanifica quanto di buono costruito fino a quel momento e, soprattutto, restituisce improvvisamente fiducia a una Salernitana che per larghi tratti della ripresa era sembrata in difficoltà.
Il prezzo da pagare diventa addirittura più alto al 90’. Quando il pareggio sembra ormai aver già ribaltato emotivamente l’inerzia della gara, Varela completa la rimonta granata firmando il 2-1. In pochi minuti il Bari passa così da una partita condotta e più volte vicina al raddoppio a una sconfitta che pesa enormemente proprio per come è maturata.
Rispetto alle precedenti uscite si è visto un Bari diverso: più coraggioso, insistente, meno disposto a speculare sul vantaggio. Una squadra che anche sull’1-0 ha continuato imperterrita a cercare la porta avversaria. Maggiore, Della Morte, Butic, Mogos e soprattutto la monumentale occasione costruita da Tribuzzi sono la fotografia di una superiorità che avrebbe dovuto produrre ben altro risultato.
È mancato però ciò che nel calcio spesso separa una buona prestazione da una vittoria: il cinismo. Il Bari ha avuto le occasioni per mettere la partita in cassaforte e le ha sprecate una dopo l’altra, lasciando la Salernitana artificialmente in vita fino a pagarne tutte le conseguenze.
Il 2-1 di Varela al 90’ diventa così quasi la sintesi più crudele della serata dell’Arechi: il Bari fa molto per vincerla, troppo poco per chiuderla e alla fine riesce addirittura a perderla.
Resta il passo avanti nell’atteggiamento, certamente. Ma resta soprattutto una lezione pesantissima: continuare a provarci è un segnale di crescita, non concretizzare quanto prodotto è ancora un limite. E quando a questo si aggiungono errori di gestione nei momenti decisivi, una partita che sembrava nelle proprie mani può trasformarsi, nel giro di pochi minuti, in una sconfitta difficile da digerire.
Foto: SSC Bari

