Il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha disposto l’archiviazione delle accuse di peculato nei confronti di Luca Scandale, ex direttore generale di Pugliapromozione. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura, ritenendo insussistente l’elemento psicologico del reato contestato.
L’indagine riguardava l’autorizzazione di mandati di pagamento a favore di funzionari coinvolti nell’inchiesta sulla gestione delle spese dell’agenzia regionale per il turismo, nella quale erano emerse ipotesi di peculato, distrazione di denaro pubblico e reimpiego di capitali illeciti.
Nel decreto, il gip ha evidenziato l’elevato numero di pratiche sottoposte quotidianamente alla firma del direttore generale: circa 3.874 nel periodo esaminato. Secondo il giudice, non sono emersi elementi chiari e univoci tali da dimostrare un coinvolgimento consapevole di Scandale nelle condotte contestate, considerata anche l’impossibilità di verificare nel dettaglio ogni singola procedura.
La decisione ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Aurelio Gironda e Michele Laforgia, già condivisa dal pubblico ministero Baldo Pisani. Dagli accertamenti della Guardia di finanza era emerso che i mandati venivano predisposti e caricati dall’Ufficio paghe e pagamenti, per poi essere sottoposti a Scandale esclusivamente per la firma.
L’ex direttore generale, secondo questa ricostruzione, non sarebbe stato a conoscenza delle presunte condotte illecite a monte delle liquidazioni, né delle causali dei pagamenti destinati a Matteo Minchillo, funzionario dell’agenzia oggi deceduto e ritenuto dagli investigatori al centro del sistema. Il decreto di archiviazione lascia tuttavia aperta la possibilità di eventuali profili di responsabilità contabile.

