Ultima in Italia. Nel 2025 una famiglia pugliese ha speso in media 1.975 euro al mese per i consumi, la cifra regionale più bassa d’Italia secondo il report diffuso da Istat. Viene facile leggerla come una buona notizia, la prova che qui la vita costa meno. Il resto dell’indagine dice altro.
La media nazionale calcolata da Istat per lo stesso anno è di 2.782 euro mensili, stabile rispetto ai 2.755 del 2024. Nella classifica Istat del 2025 il Trentino-Alto Adige è in testa con 3.444 euro, mentre subito sopra la Puglia si ferma la Calabria, a 2.042. Quando confronta il Mezzogiorno con il Centro-Nord, l’istituto descrive le famiglie del Sud e delle Isole come nuclei che «generalmente hanno minori disponibilità economiche». Letta così, la cifra pugliese parla di bilanci stretti prima ancora che di prezzi. Per chi vive in Puglia e fa i conti con il costo della vita, il report offre un quadro delle spese familiari e del peso delle diverse voci di consumo.
Al Sud il carrello pesa più che nel resto d’Italia
Dove finiscono, allora, quei soldi? La risposta più chiara arriva dai dati per ripartizione. Nel 2025, secondo Istat, prodotti alimentari e bevande analcoliche assorbono al Sud il 25,4% della spesa totale, contro il 19,8% della media nazionale e il 17,7% del Nord-ovest. L’istituto lo scrive senza giri di parole: rispetto al Centro-Nord, la spesa delle famiglie meridionali e insulari «si concentra maggiormente su beni e servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni primari». Al Nord, stando allo stesso report, nel 2025 pesano di più i servizi di ristorazione e di alloggio, il 6,9% della spesa nel Nord-ovest e il 6,8% nel Nord-est contro il 5,9% nazionale. Prima la cucina di casa, quindi. Il ristorante aspetta.
Lo svago vale il 3,8% della spesa nazionale
Dopo i bisogni primari arriva il tempo libero. Nella voce che Istat chiama Ricreazione, sport e cultura finisce nel 2025 il 3,8% della spesa a livello nazionale, con quote più alte al Nord: il 4,3% nel Nord-est, il 4,0% nel Nord-ovest. Nel bilancio familiare, lo svago può comprendere una serie in streaming, la partita in tv o un’app sul telefono: piccole spese che, sommate nel mese, incidono sul totale. Funzionano così anche i giochi da casinò online, a cui si gioca dal divano su NetBet.it. Le cifre sono piccole e proprio per questo è facile non contarle, ma a fine mese escono dallo stesso bilancio familiare che deve prima coprire cibo e bollette. Sono somme che si possono perdere, ed è il motivo per cui conviene giocare responsabilmente e fissare un limite di spesa mensile prima di cominciare.
Il distacco dal Nord-est è cresciuto in un anno
Intanto la distanza dal Nord-est si è allargata. Secondo il report Istat sulle spese per consumi delle famiglie, nel 2025 le famiglie del Nord-est spendono in media 871 euro in più rispetto a quelle del Sud, il 39,3% in più, contro il 37,9% del 2024. Nei confronti delle Isole, secondo lo stesso report, nel 2025 lo scarto è di 749 euro, pari al 32,0%, rispetto al 30,6% del 2024. L’istituto parla apertamente di «aumento del gap».
Anche la crescita, da un anno all’altro, ha preso strade diverse. Secondo Istat, rispetto al 2024 nel Centro (+5,9%) e nel Nord-est (+4,9%) è aumentata in modo significativo la spesa per alimentari e bevande analcoliche, mentre al Sud quella per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, salita del 3,6%. Sono voci difficili da rinviare. Le bollette di luce e gas arrivano comunque, anche quando il resto del bilancio è già stretto.
Le quote per voce riguardano tutto il Sud
Prima di applicare questi numeri al proprio portafoglio servono due cautele. Le quote per voce citate qui sono dati di ripartizione e descrivono l’intero Sud, non la sola Puglia. La spesa media, inoltre, è espressa in valori correnti, quindi non depurata dall’inflazione.
Il conto, però, resta aritmetico. Dove il cibo assorbe il 25,4% della spesa, come rileva Istat per il 2025, un rincaro sugli scaffali può incidere in misura rilevante sul bilancio familiare, mentre nel Nord-ovest la quota destinata agli alimentari è del 17,7%. È il punto da tenere d’occhio in queste settimane, con la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti che fa temere ripercussioni proprio sui prodotti alimentari. A Bari, come nel resto della regione, il margine per gli spostamenti, le uscite e il tempo libero comincia a decidersi lì, davanti allo scaffale.

