Un drone rimasto intrappolato nelle reti metalliche come un pesce finito in una trappola. È quanto accaduto nel carcere Rucci di Bari, dove i sistemi anti-drone installati nei mesi scorsi stanno dimostrando la loro efficacia nel contrastare l’introduzione dall’esterno di droga e telefoni cellulari.
Le protezioni, collocate sopra i passeggi e nelle aree scoperte del penitenziario, sono state installate all’inizio dell’estate, dopo diversi episodi di consegne illecite tramite velivoli telecomandati. Tra questi, l’intercettazione di un drone che trasportava circa 700 grammi di droga, un cellulare e cinque schede Sim.
Il carcere barese, che ospita anche esponenti di rilievo della criminalità organizzata pugliese, è stato selezionato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per sperimentare le reti anti-drone, insieme ad altri istituti italiani.
Il direttore del penitenziario, Ottavio Casarano, ha evidenziato una diminuzione delle introduzioni di oggetti proibiti dopo l’installazione delle barriere, sottolineando la necessità di adeguare costantemente le misure di sicurezza alle nuove modalità utilizzate per aggirare i controlli.
Il fenomeno resta particolarmente preoccupante per la possibilità, attraverso i telefoni introdotti illegalmente, di mantenere i contatti con l’esterno. Il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ha più volte evidenziato come queste comunicazioni consentano ai detenuti appartenenti ai clan di conservare i rapporti con i sodali e rafforzare le proprie leadership criminali.
Le reti, tuttavia, non rappresentano l’unica soluzione. L’obiettivo è individuare sistemi capaci di impedire le comunicazioni illecite senza compromettere quelle necessarie al personale penitenziario.
In altri istituti sono in corso sperimentazioni per schermare i segnali telefonici. Se i risultati saranno positivi, anche Bari potrebbe adottare queste tecnologie, con l’obiettivo di interrompere definitivamente i collegamenti tra i detenuti e le organizzazioni criminali all’esterno.

