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Armi, minacce e violenza. Arrestati 7 rampolli del clan di Japigia: tra loro Eugenio Palermiti e Savino Parisi – NOMI

4 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso
4 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Eugenio Palermiti, Gianmarco Ceglie, Francesco Crudele detto “Hamburger”, Michele Luciani detto “Michelino”, Savino Parisi detto “Onivas”, Christian Signorile e Vito Spiconardo sono le sette persone arrestate dalla Polizia di Stato a Bari nell’ambito di un’inchiesta su tre episodi.

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal gip Valeria Valenzi su richiesta della Procura, è stato eseguito questa mattina, 4 novembre, dagli agenti della Squadra Mobile.

Palermiti, 22 anni, è figlio di Gianni Palermiti, detenuto, e nipote dell’omonimo boss di Japigia. Il giovane si trova già in carcere per un’altra vicenda legata al porto abusivo di armi nell’ambito dell’omicidio Lopez, avvenuto nella discoteca Bahia. Tra gli arrestati anche Savino Parisi, 30 anni, nipote dell’omonimo boss.

Rigettata invece la richiesta di arresto per Giovanni Battista Gasparro, detto “Gianni”, 26 anni, unico incensurato del gruppo. È indagata anche Arianna Paradiso, 27 anni, di Modugno.

Le accuse, a vario titolo, comprendono detenzione e porto illegale di armi, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, con l’aggravante del metodo mafioso, oltre a detenzione di arma da guerra e ricettazione.

Le indagini hanno ricostruito tre distinti episodi. Il primo risale al 9 settembre 2024, quando due uomini in sella a una moto di grossa cilindrata avrebbero fatto irruzione in una stazione di servizio frequentata da giovani. Uno dei due avrebbe estratto e caricato una pistola, puntandola contro alcuni ragazzi seduti ai tavoli. L’intervento di una volante avrebbe interrotto l’azione.

Il secondo episodio sarebbe avvenuto il 24 novembre 2024, durante il concerto di un noto cantante al Palaflorio. Alcuni indagati avrebbero minacciato e aggredito poliziotti e carabinieri per ottenere l’ingresso gratuito senza biglietto, arrivando a sfidare gli operatori e a vantare la disponibilità di un numero maggiore di armi.

Il terzo fatto risale al primo gennaio 2025, quando un uomo fu ricoverato in gravi condizioni al Policlinico di Bari dopo essere stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco. Inizialmente si ipotizzò un proiettile vagante, ma gli accertamenti avrebbero ricondotto il ferimento all’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi partiti da un’arma da guerra, portata da due indagati in un’abitazione dove si erano riuniti alcuni componenti del gruppo.

Per i primi due episodi viene contestata l’aggravante del metodo mafioso: secondo la Procura, le condotte sarebbero state finalizzate a ostentare la forza intimidatrice del clan anche in territori considerati roccaforti di gruppi rivali. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato anche il T-Max utilizzato da uno degli indagati.