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Arresti a Japigia, minacce ai poliziotti per entrare gratis al concerto di Gigi D’Alessio: “Buttiamo a terra il palazzetto”

4 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso
4 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Minacce di morte, sputi e aggressioni contro le forze dell’ordine per entrare gratis al concerto di Gigi D’Alessio. È uno degli episodi al centro dell’inchiesta della Squadra Mobile di Bari che ha portato all’arresto di sette persone, ritenute vicine al clan Palermiti.

I fatti risalgono al 24 novembre 2024, quando al Palaflorio era in programma il concerto del cantante napoletano. Alcuni degli indagati, sprovvisti di biglietto, avrebbero cercato di forzare gli ingressi della struttura, dando vita a momenti di tensione con gli agenti impegnati nel servizio di ordine pubblico.

Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero minacciato ripetutamente poliziotti e carabinieri, arrivando a sputare contro di loro e a colpire alcuni operatori. Non sarebbero mancati anche i tentativi di intimidazione: i giovani avrebbero sfidato gli agenti a utilizzare le armi, sostenendo di averne a disposizione in numero maggiore e di essere pronti a fare la guerra.

“Fateci entrare, sennò buttiamo a terra il palazzetto”, avrebbero intimato, ostentando una forza intimidatoria riconducibile, secondo gli inquirenti, al gruppo criminale di appartenenza. Per l’episodio è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso, ritenendo che le condotte fossero finalizzate a imporre la propria volontà attraverso la minaccia e la violenza.

L’ordinanza cautelare, emessa dalla gip Isabella Valenzi su richiesta della Dda di Bari, è stata notificata in carcere a Eugenio Palermiti Junior, 22 anni, nipote dell’omonimo boss di Japigia, e a Savino Parisi, 30 anni, nipote dell’omonimo capoclan. Arrestati anche Gianmarco Ceglie, Francesco Crudele, Michele Luciani, Christian Signorile e Vito Spiconardo.

L’inchiesta, coordinata dal pm Fabio Buquicchio e condotta dalla Squadra Mobile diretta da Nicola Lelario, contesta a vario titolo i reati di detenzione e porto di armi, minacce, violenza e resistenza a pubblico ufficiale aggravate dal metodo mafioso, oltre a detenzione di arma da guerra e ricettazione.

Il quadro investigativo comprende altri due episodi. Il primo risale al 9 settembre 2024, quando due indagati, a bordo di una moto di grossa cilindrata, avrebbero fatto irruzione in una stazione di servizio di Bari. Uno dei due avrebbe estratto una pistola, puntandola contro alcuni giovani seduti ai tavoli e provocando il panico. Solo il passaggio di una Volante avrebbe impedito che l’azione proseguisse.

Il terzo episodio riguarda il ferimento di un uomo avvenuto il 1° gennaio 2025, dopo una lite scoppiata a Capodanno. La vittima era stata accompagnata al Policlinico di Bari con ferite d’arma da fuoco, finendo in rianimazione in coma farmacologico.

Le indagini avrebbero ricostruito che il ferimento sarebbe stato provocato dall’esplosione accidentale di una raffica di cinque colpi di un’arma da guerra, portata da due indagati all’interno di un’abitazione dove si erano radunati alcuni componenti del gruppo.

Per gli investigatori, i tre episodi si inseriscono in un più ampio contesto di delinquenza giovanile riconducibile al clan Palermiti, caratterizzato da comportamenti violenti e intimidatori e dall’ostentazione della disponibilità di armi. Tutti e sette i destinatari della misura sono stati condotti in carcere. Uno era già detenuto per un’altra causa, mentre un altro si trovava agli arresti domiciliari.