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Bakari Sako ucciso perché “inferiore”, la baby gang tra armi e razzismo sui social: “Con voi nulla in comune”

13 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
13 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Shock e sgomento a Taranto dopo l’omicidio di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso in piazza Fontana da un gruppo composto da due 15enni, due 16enni e un 20enne. Ma è caccia anche al sesto componente della baby gang.

Secondo gli investigatori, il branco avrebbe agito senza un reale movente, spinto da una volontà di sopraffazione nei confronti delle persone più vulnerabili. Prima dell’aggressione mortale, alcuni dei giovani avrebbero mimato il gesto di sparare contro la vittima, mentre poche ore prima il 15enne accusato di aver sferrato i fendenti mortale era stato ripreso dalle telecamere di una sala slot mentre impugnava due pistole.

Le indagini hanno ricostruito gli ultimi momenti prima del delitto: dopo aver importunato un altro uomo africano in bicicletta, il gruppo avrebbe accerchiato Bakari Sako, colpendolo brutalmente e accoltellandolo tre volte tra torace e addome. Il 15enne, dopo aver confessato, ha poi indicato agli investigatori il luogo dove era stato nascosto il coltello a serramanico usato nell’aggressione.

Intanto continuano gli accertamenti sul possibile sfondo razziale dell’omicidio, anche se al momento la procura non parla di movente xenofobo. Gli inquirenti evidenziano però un clima di violenza e ostentazione sui social, tra selfie, frasi di appartenenza e post dai contenuti inquietanti pubblicati dai ragazzi nei giorni precedenti e successivi al delitto. Tra questi un post dove è ritratto un ragazzo straniero ritratto a bordo di uno scooter con una scritta: “Non sono superiore ma con voi non ho nulla in comune”.

La procuratrice del tribunale dei minorenni, Daniela Putignano, ha spiegato che i giovani coinvolti, tutti incensurati, provengono da “contesti difficili” già noti ai servizi sociali. Intanto emergono interrogativi anche sul comportamento del titolare di un bar dove Bakari Sako aveva cercato rifugio poco prima di morire: secondo la procura, l’uomo lo avrebbe invitato a uscire senza chiamare le forze dell’ordine. In città cresce la rabbia e il dolore. Per domani le associazioni locali hanno organizzato una manifestazione pubblica in memoria della vittima e contro la violenza giovanile.