Otto minuti di violenza, tra calci, pugni e minacce, davanti ai bagni pubblici del parco Rossani, a Bari. È quanto accaduto il 23 luglio scorso alla studentessa 26enne Giuditta D’Elia, aggredita da un gruppo composto da quattro donne e tre minorenni. A ricostruire la dinamica dell’episodio sono le immagini delle telecamere di sorveglianza, al centro delle indagini per identificare tutte le persone coinvolte.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip Francesco Rinaldi, l’aggressione sarebbe scaturita da un diverbio legato alla figlia di sette anni di Angela Memoli, 32enne che lavorava come addetta ai bagni pubblici. La bambina avrebbe schizzato la studentessa con una pistola ad acqua e, dopo i rimproveri rivolti alla piccola, sarebbe scattata la violenza.
La giovane sarebbe stata afferrata e scaraventata a terra, mentre alcuni dei presenti l’avrebbero immobilizzata per consentire alle altre donne di colpirla. Durante il pestaggio sarebbero state pronunciate anche minacce di morte come “questa dobbiamo ucciderla”. Le lesioni riportate dalla vittima, colpita al volto, avrebbero provocato diverse fratture al naso e alle orbite oculari, con una prognosi di almeno 40 giorni.
Per la vicenda, il gip ha disposto l’arresto di Angela Memoli. Diversa la posizione del compagno 30enne Michelangelo Loseto, per il quale è stata respinta la richiesta di misura cautelare. Secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza, l’uomo avrebbe contribuito a far cadere e immobilizzare la ragazza, allontanandosi poi durante il pestaggio. Gli accertamenti proseguono per chiarire il ruolo dei singoli partecipanti e identificare gli altri presunti responsabili.
A rendere ancora più grave l’accaduto è il contesto in cui si è verificato: il parco era frequentato e l’aggressione sarebbe avvenuta alla luce del giorno, davanti a diverse persone. Secondo gli inquirenti, alcuni presenti avrebbero ripreso la scena senza intervenire. Nessuno, inoltre, si sarebbe fatto avanti per testimoniare al momento dell’arrivo della polizia locale.
Le immagini delle telecamere, che hanno ripreso la zona da diverse angolazioni, rappresentano un elemento centrale per il prosieguo delle indagini. Gli investigatori stanno lavorando per risalire all’identità delle altre persone che avrebbero preso parte all’aggressione. L’episodio, nato da un litigio per motivi apparentemente banali, ha suscitato forte indignazione in città, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza negli spazi pubblici e sulla necessità di non restare indifferenti di fronte alla violenza.

