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Bracciante morta di fatica nei campi, nessun colpevole per il decesso di Paola Clemente: assolto imprenditore

24 Febbraio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
24 Febbraio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

L’imprenditore agricolo Luigi Terrone è stato assolto anche nel processo di secondo grado dall’accusa di omicidio colposo per la morte della bracciante Paola Clemente, originaria di Taranto, scomparsa a 49 anni a causa di un infarto mentre lavorava in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015. I giudici della Corte d’Appello hanno così ribadito la decisione già presa in primo grado, escludendo qualsiasi responsabilità dell’imprenditore nel decesso della lavoratrice.

A presentare ricorso contro la sentenza erano stati, oltre alla Procura di Trani, anche i familiari della vittima, costituitisi parte civile tramite gli avvocati Giovanni Vinci e Antonella Notaristefano. Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Francesco Bretone — che aveva sollecitato una condanna a quattro anni di reclusione — aveva sostenuto che, con un intervento rapido e procedure di soccorso adeguate, la donna avrebbe potuto essere salvata.

Secondo l’accusa, diversi fattori avrebbero contribuito alla tragedia: la mancata attivazione di una sorveglianza sanitaria preventiva, con controlli medici specifici per lavoratori affetti da patologie come quella della 49enne; l’assenza di protocolli di primo soccorso efficaci e di una formazione adeguata per il personale dell’azienda agricola, che avrebbe potuto riconoscere tempestivamente i sintomi e intervenire con prontezza; infine, il ritardo dei soccorsi, con l’ambulanza arrivata sul posto dopo 26 minuti.

Una ricostruzione che non era stata condivisa dal giudice Sara Pedone al termine del processo di primo grado. Pur riconoscendo le criticità evidenziate dal pubblico ministero Roberta Moramarco, il magistrato non aveva ritenuto che tali elementi avessero avuto un ruolo determinante nel provocare la morte della lavoratrice.

Nelle 115 pagine di motivazioni, il giudice aveva spiegato che l’assenza di un medico sul luogo di lavoro e di personale specificamente formato per il primo soccorso aveva certamente comportato una “grave sottovalutazione dell’evento”, causando un ritardo nell’attivazione dei soccorsi, poi risultato fatale. Tuttavia, a Paola Clemente erano state comunque praticate manovre di primo intervento, sebbene non da operatori formalmente incaricati di tali compiti.

Secondo il giudice di primo grado, inoltre, le difficoltà incontrate dall’ambulanza del 118 nel raggiungere il vigneto non sarebbero state evitate nemmeno in presenza di personale addestrato al primo soccorso. Quanto alla posizione di Terrone, la sentenza aveva evidenziato che, pur essendo “indubbio” il mancato rispetto di alcuni obblighi nei confronti dei lavoratori, non era possibile stabilire in che modo tali omissioni avrebbero potuto incidere sull’evoluzione degli eventi che hanno condotto al decesso della Clemente.