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Caporalato dei bagnini, Ficco (Cigl) attacca: “A Bari il turismo non può crescere sullo sfruttamento”

12 Agosto 2026
– Autore: Raffaele Caruso
12 Agosto 2026
– Autore: Raffaele Caruso

“Quando insistiamo nel parlare delle due Bari, l’esempio dei bagnini pagati anche 2 euro l’ora da una società che aveva in gestione il lido dell’Aqp è paradigmatico di come da una parte c’è chi si sta arricchendo sulla forte crescita del brand turistico della città, dall’altra – quasi sempre i lavoratori e le lavoratrici – c’è chi paga un prezzo al sistema distorto di fare impresa, come ripetiamo da tempo molto più diffuso del perimetro del settore primario, che comprime diritti, salari, norme sulla sicurezza”. È il commento del segretario generale della CGIL metropolitana di Bari, Domenico Ficco, sulla vicenda portata alla luce dalle indagini della Guardia di Finanza.

“Leggiamo gli impegni di esponenti istituzionali sulla sfida di rendere democratico il mare, che condividiamo, ma non è con gli spot sul consumo critico che si ostacola il caporalato in agricoltura, così come non è il semplice accesso alle spiagge che possiamo vincere la sfida di una gestione oculata e rispettosa della dignità di chi lavora da parte dei gestori delle nostre coste. Allo stesso modo esponenti di associazioni datoriali si affannano a proporre tavoli di confronto sullo sviluppo del brand Puglia e Bari, su come sostenere un settore sicuramente fondamentale per la nostra economia. Ma vorremmo che se confronto vi deve essere che questo parta dalla condizione di chi rende possibile l’accesso a ogni tipo di servizio legato all’accoglienza e all’esperienza turistica. Perché il caso del lido dell’Aqp – tra l’altro una società a controllo pubblico – non è purtroppo l’unico in un settore segnato da altissimi tassi di evasione contrattuale, previdenziale, fiscale. Basta leggersi i report dell’Ispettorato nazionale del lavoro, i cui controlli però interessano percentuali molto basse di imprese rispetto al numero totale. Questo accade quando si disinveste sugli organismi ispettivi, si taglia risorse alle Asl e alle strutture preposte al controllo di prevenzione, quando nel discorso pubblico caro alle destre il lavoro è mero strumento al servizio del profitto, e non mezzo per uomini e donne per emanciparsi, costruire percorsi di vita dignitosi, autonomi e indipendenti”.

“Il brand turistico Bari – conclude Ficco – dai lidi ai Bed and breakfast passando per ristoranti e ogni altro servizio accessorio, non è una cartolina della quale vantarsi se costruito sullo sfruttamento del lavoro. Basta fingere che tutto questo sia episodico e allora si: avviamo un confronto serio e serrato sullo sviluppo e sulla qualità del lavoro in questo territorio: nel turismo, come nei trasporti, nella logistica, nell’edilizia, in ogni settore. Perché parlare di crescita e ricchezza quando c’è chi per lavorare prende 2 euro l’ora dovrebbe far vergognare tutti. Perché il livello di sviluppo di una città non si misura sulla ricchezza di pochi ma dal benessere di tutti e questo non può che passare dalla qualità del lavoro”.