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Casamassima, turni massacranti e atteggiamenti vessatori. Sciopero a Primark: “Negato il tempo per bere l’acqua”

23 Dicembre 2025
– Autore: Raffaele Caruso
23 Dicembre 2025
– Autore: Raffaele Caruso

Tensione al Parco Commerciale di Casamassima tra i dipendenti Primark. Questa mattina, giorno dell’antivigilia di Natale, è andato in scena uno sciopero con presidio all’esterno del punto vendita.

“Primark  – spiega Marco Dell’Anna Segretario Generale Uiltucs Puglia – conferma un atteggiamento intollerabile di multinazionale che agisce in sfregio alle basilari regole del confronto sindacale e violando persino le norme del contratto nazionale. È deplorevole la condizione delle lavoratrici e lavoratori part time involontari, condannati ad orari di 18 o 20 ore settimanali mentre l’azienda contestualmente utilizza lavoratori interinali sino a 40 ore settimanali”.

“Con l’ulteriore beffa di una flessibilità indiscriminata che ne pregiudica anche la condizione minima di benessere. Ma l’azienda continua ad essere sorda al confronto sugli organici e le tipologie contrattuali utilizzate – aggiunge -. È preoccupante anche la scarsa attenzione dell’azienda alle tematiche di salute e sicurezza, con il personale sprovvisto dei necessari dpi e senza supporti ergonomici in cassa.

“Stiamo contrastando  persino atteggiamenti vessatori nei confronti del personale, addirittura cronometrato nei tempi delle pause fisiologiche e per fermarsi a bere dell’acqua – conclude -. Siamo di fronte ad una deriva inaccettabile per il nostro territorio, Primark dovrebbe perseguire l’obiettivo di creare buona occupazione, ad oggi registriamo solo massimizzazione del profitto sulla pelle delle persone. Abbiamo già coinvolto ispettorato e Spesal per le violazioni in atto, ma proseguiremo con le nostre azioni di lotta, la dignità delle persone e del territorio non può essere alla mercé della multinazionale di turno. Coinvolgeremo anche le istituzioni, è un interesse generale controllare che queste aziende si insedino sul territorio creando buona occupazione piuttosto che ulteriore precarietà”.

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