Il 16 novembre prenderà il via il processo d’appello per “Codice interno”, l’inchiesta che nel 2024 ha fatto luce sui presunti rapporti tra mafia e politica a Bari. Tra gli imputati c’è l’ex consigliere regionale e avvocato Giacomo Olivieri, condannato in primo grado a nove anni per i presunti accordi con esponenti dei clan finalizzati a favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso al Consiglio comunale nel 2019.
Olivieri ha ammesso di aver cercato sostegno elettorale per la campagna della moglie, negando però di essere consapevole della caratura criminale delle persone coinvolte. Il giudice ha ritenuto questa versione poco credibile, considerando che i voti sarebbero stati procurati da esponenti dei clan Parisi, Montani e Strisciuglio.
La difesa punta ora a far cadere l’aggravante mafiosa: qualora restasse contestato soltanto il voto di scambio, Olivieri potrebbe ottenere una significativa riduzione della pena. Dopo un lungo periodo tra carcere e domiciliari, l’ex consigliere è tornato libero a maggio, con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Sono 63 gli imputati condannati che hanno presentato appello. Tra questi anche esponenti di spicco dei clan baresi, come Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, condannati a 20 anni, oltre ai figli Giovanni e Tommaso e al genero di Palermiti, Filippo Mineccia. Altri 42 condannati, invece, non hanno impugnato la sentenza e le loro pene sono diventate definitive.

