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Diagnosi errata, scambiato un angioma per un tumore: 33 mesi di chemio. Risarcimento da 1,3 milioni ai familiari

20 Luglio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
20 Luglio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Si chiude dopo quasi vent’anni la vicenda giudiziaria legata alla morte di una donna di 58 anni di Guagnano, deceduta il 4 febbraio 2009 in seguito alle conseguenze di una diagnosi medica errata. Il Tribunale civile di Lecce ha condannato in solido l’Asl di Lecce e un oncologo al risarcimento di circa 1,3 milioni di euro in favore dei familiari.

Nel 2004 alla donna era stato diagnosticato un tumore al fegato che, in realtà, non esisteva: si trattava di un angioma benigno di grandi dimensioni. Sulla base della diagnosi sbagliata, la paziente fu sottoposta per 33 mesi a un trattamento chemioterapico con 57 somministrazioni di mitoxantrone. Solo nel 2007 venne accertato l’errore diagnostico, mentre nel 2008 le fu diagnosticata una grave forma di leucemia, ritenuta conseguenza della terapia. Nonostante il trapianto di midollo, la donna morì l’anno successivo per le complicanze.

Nel procedimento penale l’oncologo era già stato condannato per aver prescritto, con colpa grave, una terapia inappropriata. Le consulenze hanno evidenziato che una corretta diagnosi differenziale avrebbe consentito di riconoscere l’angioma benigno, evitando la chemioterapia. Secondo i periti, il trattamento, somministrato anche oltre i limiti raccomandati, provocò una grave mielodisplasia e una leucemia mieloide acuta risultate fatali.

Respinte le eccezioni di prescrizione sollevate dalle difese, la giudice Caterina Stasi ha riconosciuto la responsabilità dell’Asl e del medico, disponendo il risarcimento del danno biologico e morale subito dai familiari e di quello trasmesso dalla vittima, ponendo così fine alla lunga vicenda giudiziaria.