Skip to content

Differenza economica tra Serie A e Serie B: il divario è incolmabile?

17 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso
17 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Se segui il calcio sai sicuramente che ogni weekend è un momento molto atteso, tra le previsioni per oggi, le quote, le discussioni e le partite. La Serie A e la Serie B sono senza dubbio le due leghe più seguite, però sembrano essere vicine solo sulla carta perché la differenza di ricavi si fa sentire sempre di più. Il sistema è lo stesso, ma il funzionamento cambia molto tra una lega e l’altra.

Il muro più alto resta quello dei diritti TV che pesano molto

La differenza vera non è solo nel prestigio, ma nel flusso di soldi che entra ogni anno. La Serie A distribuisce ai club circa 900 milioni di euro netti, mentre nel 2024/25 anche le ultime della classe hanno incassato dalla TV più di 25 milioni: Empoli 27,3, Monza 25,6 e Venezia 25,5. Per capire quanto pesa il salto basta guardare proprio il Venezia: nel bilancio 2023/24, quando era in Serie B, aveva registrato 2,6 milioni di ricavi TV; un anno dopo, in Serie A, quella voce è salita eccome.

La Serie B muove soldi importanti, ma resta un campionato molto fragile

Attenzione però, la Serie B non è povera in senso assoluto. Quasi mezzo miliardo di ricavi complessivi non è poco. Il problema è che quei soldi spesso non bastano a reggere la struttura dei club. Nella stagione 2023/24 la B ha chiuso con 473 milioni di ricavi, ma anche con 403,5 milioni di costo del personale, 252 milioni di altri costi operativi e una perdita netta di 274,1 milioni.

Qui entra in scena il paracadute per le retrocesse, che in teoria dovrebbe rendere meno traumatico il salto all’indietro. Dal 2025 il meccanismo è molto chiaro: il totale destinato ai club retrocessi è di 60 milioni, con quote da 10, 15 o 25 milioni in base alla permanenza recente in Serie A. Ma anche questo aiuto ha un limite, aiuta a restare vivi, non a risolvere il problema.

Il gap non è impossibile da ridurre, ma la promozione da sola non basta

Quindi, il divario non è incolmabile sul piano sportivo, perché una promozione può ribaltare i conti in fretta e infatti molte retrocesse restano competitive. Però sul piano strutturale la distanza resta enorme. La Serie A può contare su un pubblico più largo, più sponsor e più visibilità. Eppure, nonostante questi numeri, i club di A hanno comunque chiuso alcune stagioni in rosso e questo dice molto: se anche la Serie A fatica a stare in equilibrio, per la Serie B il margine di errore è ancora più piccolo. Chi guarda entrambi i tornei sa che la A è più gerarchica, mentre la B cambia faccia molto più in fretta. È anche per questo che alcuni appassionati la osservano quando si chiedono dove si può ottenere un maggiore valore nelle scommesse. Ma il punto è che l’incertezza sportiva della Serie B nasce anche da ricavi meno stabili, proprietàspesso più esposte e costi che continuano a correre. Per questo il gap non si chiude solo vincendo un campionato. Si riduce quando un club costruisce basi più solide, dallo stadio al commerciale, e smette di dipendere soltanto dal salto di categoria.