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Disoccupazione femminile, precariato diffuso e stipendi bassi: il rendiconto sociale Inps 2024 boccia la Puglia

9 Ottobre 2025
– Autore: Raffaele Caruso
9 Ottobre 2025
– Autore: Raffaele Caruso

“Dopo oltre vent’anni di governo ininterrotto del centrosinistra in Puglia e a Bari – con le gestioni Emiliano prima e Decaro poi – i dati del Rendiconto Sociale INPS 2024 presentato oggi, ci consegnano una realtà impietosa: disoccupazione femminile alle stelle, giovani costretti a emigrare, lavoro nero e precariato diffusi, retribuzioni tra le più basse d’Italia. La tanto sbandierata ‘Puglia che cresce’ è, nei numeri reali, una Puglia che arretra e perde pezzi, soprattutto tra le nuove generazioni e tra le donne. Basta guardare i numeri: il tasso di occupazione femminile è fermo al 35,9%, contro una media nazionale del 52%. I giovani NEET – quelli che non studiano e non lavorano – sono il 21,4%, tra i più alti d’Italia, e i dati sul lavoro irregolare peggiorano, a fronte di un calo degli ispettori INPS”.

Lo afferma in una nota il senatore pugliese di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre. “È la fotografia di un modello di governo fallimentare, fatto di bonus spot, politiche assistenzialiste e nessuna visione strategica. Chi ha governato questa Regione e questa città negli ultimi due decenni, Michele Emiliano e Antonio Decaro, – aggiunge – dovrebbe avere il pudore di non presentarsi come volto del cambiamento, ma di ammettere le proprie responsabilità. E invece tentano, ancora oggi, di accreditarsi come portatori di innovazione, mentre i numeri parlano chiaro: retribuzioni più basse d’Italia, donne fuori dal mercato del lavoro, giovani nel limbo della precarietà o del lavoro nero”.

“Fratelli d’Italia – conclude la nota – è pronta a farsi carico delle istanze dei pugliesi e dei baresi con una visione alternativa: sostegno vero all’occupazione giovanile, incentivi strutturali alle imprese che assumono con contratti stabili, lotta dura al caporalato e al lavoro sommerso, formazione professionale mirata, rilancio dell’artigianato e del manifatturiero. Basta con l’assistenzialismo improduttivo. È ora di liberare la Puglia dalla sinistra del declino”.

Presentazione del Rendiconto sociale Inps 2024: il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci

Il lavoro svolto dal CIV con i rendiconti regionali rappresentano un contributo importantissimo di conoscenza e utile per il dibattito sul territorio rispetto alle dinamiche che interessano le politiche di protezione sociale e il mercato del lavoro. Una fotografia oggettiva e assieme sia quantitativa che qualitativa, a partire dalla quale produrre letture della società pugliese e assieme avanzare proposte. Nel merito dei dati, si conferma una sorta di apartheid occupazionale per le donne nella nostra regione, che vede aumentare il divario tra generi, così come non è un mercato a misura di giovani, che non a caso sono la componente maggiore della forte emigrazione che vive la Puglia, una dinamica che sottrae intelligenze, competenze, energie e determina un rischio serio sul futuro della regione in termini di impoverimento sociale.

Vi è poi il tema sul quale insistiamo da tempo anche di fronte a una narrazione fin troppo entusiastica della crescita occupazionale, e cioè quello della qualità del lavoro che si crea. Il rendiconto conferma un aumento delle forme precarie – tempo determinato, stagionale, somministrazione – a fronte di una diminuzione delle forme più stabili. Oltre 300mila tra lavoratori e lavoratrici sono percettori nel 2024 di ammortizzatori sociali per cessazione dei rapporti di lavoro, in crescita rispetto al 2023, un dato questo che dice della forte intermittenza lavorativa e stagionalità che caratterizza il mercato del lavoro regionale.
Questa condizione del lavoro assieme alla struttura produttiva dove sono prevalenti settori a basso valore aggiunto, fa si che i salari siano sotto la media nazionale di ben 17 euro al giorno nel caso delle donne, che guadagnano 23 euro in meno dei colleghi maschi.

Una struttura del mercato del lavoro che ovviamente poi si proietta sulla condizione previdenziale e quindi sugli importi degli assegni pensionistici, soprattutto dei lavoratori dei settori privati, e anche qui – e non potrebbe essere diversamente – con un divario tra uomini e donne. Noi insistiamo sulla necessità per la Puglia di investimenti per una crescita del manifatturiero, l’unico in grado di trascinare specializzazione e salari dignitosi. Serve investire in innovazione dei processi e dei prodotti, sostenere un aumento dimensionale d’impresa e la capacità di agganciare filiere di valore in un mercato sempre più globale. Investire in buona e stabile occupazione. E aggiungo sicura, perché i dati su infortuni e decessi sul lavoro sono drammatici e non si avverte una tendenza al miglioramento.

Tra le proposte che abbiamo avanzato quella di una banca dati delle competenze legata anche ai percorsi di formazione continua che svolgono le imprese e di riconversione professionale utilizzando le risorse pubbliche che ci sono. Per colmare quel mismatch tra domanda e offerta di lavoro che spesso enunciano le imprese. Questo spaccato ci dice che evidentemente il grande sforzo fatto in termini di incentivi per le imprese non ha prodotto un effettivo miglioramento della qualità del lavoro. E questo è tema – vincolare sempre più risorse pubbliche e buona e stabile occupazione – che è dentro la piattaforma che a breve presenteremo e sulla quale ci confronteremo con il prossimo governo regionale.

Questo contributo di analisi dell’Inps è la conferma di quel che affermiamo da tempo e dovrebbe riportare sui binari più corretti la discussione, oltre ogni propaganda, che descrive un Paese e un Sud, con la Puglia dentro, in forte crescita, dove tutto va bene. Servirebbero serietà e assunzione di responsabilità, a partire dal Governo. C’è da mettere mano a un sistema ripensando il modello di mercato del lavoro, di welfare e di previdenza se vogliamo mettere al sicuro il Paese, anche a fronte delle trasformazioni demografiche che ci stanno investendo, provando davvero a investire su un patto generazionale, utilizzando al meglio la leva del fisco, il contrasto all’evasione, politiche di redistribuzione del reddito, aumento dei salari, a partire dalla prossima manovra economica. Ragioni e proposte che vedranno la Cgil in piazza il prossimo 25 ottobre a Roma per una manifestazione nazionale con uno slogan che recita “Democrazia al Lavoro”.