L’ex assessore regionale allo Sviluppo economico della Puglia Alessandro Delli Noci ha fornito la propria versione dei fatti nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza un sistema di favori in cambio di voti tra politica e imprenditoria salentina. Nel corso dell’udienza preliminare, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, ha risposto alle domande della giudice Tea Verderosa e dei sostituti procuratori Massimiliano Carducci e Alessandro Prontera.
Delli Noci ha rivendicato la correttezza del proprio operato, sostenendo di non aver mai instaurato rapporti privilegiati con singoli imprenditori, ma di aver ricevuto chiunque avesse necessità di interfacciarsi con il suo ufficio. Una posizione ribadita dai suoi legali, gli avvocati Luigi Covella e Giuseppe Fornari, secondo i quali l’ex assessore ha fornito chiarimenti puntuali su tutte le contestazioni.
Al centro dell’indagine ci sono anche i rapporti con gli imprenditori Alfredo Barone e Marino Congedo. Tra gli episodi contestati figura una cena a Lecce, alla vigilia delle elezioni regionali del 2020, durante la quale sarebbe stato consegnato a Delli Noci un elenco di imprenditori disponibili a sostenerlo elettoralmente. In cambio, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state promesse assunzioni di persone vicine al politico nei supermercati di Congedo. Delli Noci ha ricondotto l’episodio alla normale attività di propaganda elettorale.
L’inchiesta riguarda anche le vicende dell’ex convento delle Stimmatine e dell’ex cinema Santa Lucia. Nel giugno 2025 la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari per l’ex assessore, richiesta respinta dal giudice.
Tra gli altri coinvolti figurano gli imprenditori Italia Santoro, Michele Barba, Corrado Congedo e Maurizio Laforgia, figlio di Domenico Laforgia, presidente di Acquedotto Pugliese, già direttore del dipartimento regionale Sviluppo economico e rettore dell’Università del Salento. Nell’inchiesta compaiono inoltre Attilio Monosi, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce, e Lillino Gorgoni, già coordinatore del settore Patrimonio di Palazzo Carafa.
Sono coinvolte anche tre società: Luxuryclass srl, Rivabella srl e Italservice srl. Il Comune di Lecce e la Regione Puglia si sono costituiti parte civile per il presunto danno d’immagine. L’udienza preliminare è stata aggiornata all’11 dicembre, quando la Procura dovrebbe formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio per gli imputati.

