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Guerra di clan per lo spaccio al Libertà, padre e figlio uccisi: due assolti e tre condanne in Appello

22 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso
22 Maggio 2026
– Autore: Raffaele Caruso

La Corte di Assise di Appello di Bari ha assolto «per non aver commesso il fatto» due imputati e ha confermato la condanna di altri tre al termine del processo d’appello bis nei confronti dei cinque affiliati al clan Strisciuglio di Bari, imputati a vario titolo per il duplice omicidio mafioso di Luigi e Antonio Luisi, padre e figlio, uccisi nell’ambito di una guerra tra clan per il controllo dello spaccio di droga nel quartiere Libertà.

Il 30 aprile 2015 fu ucciso in un agguato il figlio Antonio e ferito il padre, vero obiettivo dei killer. Il figlio, estraneo ai contesti criminali, fu ucciso per errore perché si frappose tra i sicari e il padre per salvarlo. Il 31 ottobre 2016 il clan portò a termine l’obiettivo, tornando a colpire Luigi Luisi, che morì in ospedale il 14 novembre dopo due settimane in coma.

I giudici, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, hanno assolto Vito Valentino, ritenuto uno dei mandanti per primo agguato, e Maurizio Sardella, ritenuto il basista del secondo agguato (entrambi condannati nei precedenti gradi di giudizio a 20 anni di reclusione), difesi dagli avvocati Nicola Quaranta, Bruno Vigilanti e Dario Vannetiello. La Corte ha invece confermato le condanne a vent’anni di reclusione per Alessandro Ruta, Christian Cucumazzo e Antonio Monno, mandante ed esecutori materiali del primo omicidio.

Secondo la Dda di Bari il clan Strisciuglio, con l’obiettivo di acquisire il monopolio nella gestione del traffico degli stupefacenti sul quartiere Libertà, avrebbe messo in atto una «imposizione mafiosa» sul clan Diomede, il cui referente era appunto Luigi Luisi e che per queste ragioni «doveva essere necessariamente eliminato». Inoltre Luisi si sarebbe rifiutato di continuare a rifornire di stupefacenti i rivali Strisciuglio e di pagare 200mila euro chiesti per continuare la sua attività di trafficante di droga.

Per i due agguati sono già definitive le condanne di Domenico Remini, pianificatore di entrambi i delitti (20 anni di reclusione); Donato Sardella, figlio di Maurizio, e Gaetano Remini, fratello di Domenico, che confessarono di essere gli esecutori materiali dell’assassinio di Luigi Luisi (condannati rispettivamente a 18 e 16 anni).