È giallo sulla morte di Michele Fina, 34 anni, originario di Campi Salentina, deceduto mercoledì 15 luglio nel carcere di Lecce. L’uomo, che stava scontando una condanna definitiva e sarebbe tornato libero a ottobre, si è sentito male subito dopo un colloquio con i genitori mentre giocava a biliardino con altri detenuti. Si è accasciato improvvisamente ed è morto prima che i sanitari potessero tentare la rianimazione.
La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti e nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, con esami tossicologici che dovranno chiarire le cause del decesso.
Secondo il Sindacato di Polizia Penitenziaria (SPP), si tratterebbe della sesta morte avvenuta nel carcere leccese negli ultimi tre mesi e della terza, tra aprile e luglio, riconducibile a una presunta overdose. Il segretario generale Aldo Di Giacomo torna a denunciare la diffusione della droga negli istituti penitenziari, definendoli vere e proprie “piazze di spaccio”.
Più cauta la legale della famiglia, l’avvocata Chiara Capodieci, che invita ad attendere gli esiti degli accertamenti. L’ultimo colloquio con il detenuto risaliva al 7 luglio: “Era tranquillo e lamentava soltanto alcuni disturbi di stomaco, per i quali era già in terapia”. Tre settimane prima Fina era stato ricoverato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce e, a breve, il Tribunale di Sorveglianza avrebbe dovuto esaminare la richiesta di detenzione domiciliare in una comunità .

