Arrivano aggiornami in merito all’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce sul clan Stranieri, ritenuto attivo a Manduria. La Squadra Mobile di Taranto ha eseguito 21 misure cautelari nell’ambito di un’indagine coordinata dal pm Milto De Nozza, oggi procuratore aggiunto a Bari.
In carcere sono finiti Vincenzo Stranieri, detto “Stellina”, ritenuto al vertice del sodalizio, la figlia Anna Stranieri, il nipote Vincenzo D’Amicis, già detenuto per l’omicidio di Natale Nasser Bathijari, oltre a Pietro Tondo, Bonaventura Tondo, Giovanni Johnny Di Magli, Maurizio Ciccarone, Luigi Dalemmo, Vittorio Fazio, Alfredo Fazio, Salvatore Di Magli, Maria Rosaria Fanuli, Salvatore Laneve, Cosimo Mazza, Gregorio Mazza, Vincenzo Mazza, Mirko Merico, Antonia Piccinni, Marco Portogallo, Leonardo Trombacca e Luigi Zizzari.
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe esercitato un controllo capillare sul territorio attraverso estorsioni, traffico di droga e disponibilità di armi, arrivando a imporre il pizzo anche agli abitanti delle case popolari, con la minaccia di interrompere le utenze. Nel mirino sarebbero finiti inoltre hotel, imprese edili e persino l’associazione assegnataria del servizio 118.
Gli investigatori contestano al clan anche la capacità di continuare a operare nonostante la detenzione dei vertici. Secondo la ricostruzione della Dda, Vincenzo Stranieri avrebbe mantenuto il ruolo di comando dal carcere, mentre Pietro Tondo, indicato come altro promotore, avrebbe dato impulso alle attività estorsive. Anna Stranieri sarebbe stata coinvolta nella raccolta del denaro proveniente dal racket e nella gestione del traffico di stupefacenti.
A Vincenzo D’Amicis, nipote di Stranieri, sarebbero stati invece affidati compiti legati alla gestione di armi e droga, insieme agli esponenti delle famiglie Tondo e Mazza.
Sono 48 complessivamente gli indagati nell’inchiesta, mentre per 17 persone viene contestato il reato di associazione mafiosa. Il gip Marcello Rizzo, nell’ordinanza cautelare, ha inoltre evidenziato l’aggravante dell’associazione armata, in relazione alla disponibilità di un significativo quantitativo di armi ed esplosivi.
Le accuse dovranno ora essere sottoposte al vaglio della magistratura nelle successive fasi del procedimento.

