Mancano ormai poche ore alla conclusione del ritiro di Roccaraso e, se da una parte il Bari ha iniziato a costruire le basi atletiche della prossima stagione con le risorse a disposizione del nuovo tecnico Rastelli, dall’altra la sensazione è che il lavoro più difficile, quello sul mercato, stia procedendo a rilento. Nonostante gli arrivi di Grgic, Celli, Gomez, Cocetta, Elia e Butic, Minadeo e Marino continuano le trattative volte a rinvigorire una squadra che ad oggi presenta più dubbi che certezze.
Difatti, a Roccaraso è affiorata una realtà abbastanza chiara: quella di uno spogliatoio che sembra vivere ancora il peso della retrocessione. Non servono dichiarazioni ufficiali per comprenderlo. Basta osservare i volti, gli sguardi, le risposte mai date ai tifosi presenti che chiedevano semplicemente se alcuni giocatori sarebbero rimasti a Bari. Quel silenzio, in molti casi, è sembrato dire molto più di qualsiasi intervista.
La sensazione è che diversi veterani abbiano ormai maturato la volontà di chiudere la propria esperienza in biancorosso. E, sotto un certo punto di vista, è difficile persino biasimarli. Nessuno vuole ripartire dalla Serie C. Nessuno vuole rimettersi in discussione in un campionato che è una vera e propria battaglia sportiva, dove conta più la fame del curriculum. Se davvero alcuni calciatori hanno ormai maturato la decisione di lasciare Bari, sarebbe opportuno che la situazione si definisse nel più breve tempo possibile. Continuare ad allenare elementi con la valigia in mano rischia di falsare l’intero percorso di preparazione, portandolo a sviluppare principi tattici e automatismi destinati a dissolversi nel momento in cui quei giocatori dovessero partire.
Se la nuova era deve prendere avvio servono idee chiare e decisioni rapide. Pochi sembrano realmente convinti di sposare un progetto che continua a presentarsi, almeno ufficialmente, senza contorni ben definiti. Ed è forse questo il nodo principale. Negli ultimi anni Luigi De Laurentiis ha più volte parlato di crescita, programmazione, valorizzazione e rilancio.
Parole che, puntualmente, sono state smentite dai fatti. La retrocessione rappresenta il punto più basso di un percorso gestionale caratterizzato da promesse mai realmente trasformate in risultati. Oggi chiedere ai calciatori un atto di fede verso questo progetto appare quasi una pretesa.
L’idea di Marino di costruire il Bari partendo dai giovani è condivisibile e, probabilmente, lungimirante ma pensare che basti il talento per sopravvivere all’inferno della Serie C sarebbe un errore enorme. Servono uomini prima ancora che prospetti. Servono personalità, leadership e giocatori che conoscano questa categoria, come Gomez ad esempio. Nessun campionato perdona le improvvisazioni o aspetta chi arriva in ritardo. Ed oggi il Bari, piaccia o no, è in ritardo.
Il ritiro avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza di una nuova identità. Invece consegna una squadra ancora piena di interrogativi, con tanti esuberi da sistemare, pochi innesti realmente determinanti e un ambiente che continua a convivere con le ferite della retrocessione.
Il tempo per rimediare esiste ancora. Marino ha dimostrato nella sua carriera di saper costruire squadre competitive anche nelle difficoltà. Ma il calendario corre, il campionato si avvicina e il margine di errore si assottiglia ogni giorno.
Il rischio, altrimenti, è quello di presentarsi ai blocchi di partenza con una squadra incompleta e con una piazza che, dopo aver ingoiato l’amarezza della retrocessione, non è più disposta ad aspettare altre promesse.
Intanto archiviate le due amichevoli contro Castel di Sangro e Pianella, domani a Roccaraso arriverà il Lanciano (Serie D). Questo, l’ultimo banco di prova prima di rientrare in terra pugliese. Nel corso della settimana poi si scopriranno le sorti dei biancorossi. Difatti, da mercoledì a venerdì ci sarà la composizione ufficiale dei gironi del campionato 2026/2027 di Serie C, il calendario e la rispettiva programmazione delle prime giornate. Il tempo scorre.
Foto: SSC Bari

