Prosegue a Bari il processo a carico dell’elettricista Vincenzo Nanocchio, manutentore della culla termica della parrocchia di San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco, dove il 2 gennaio fu trovato senza vita un neonato.
Durante l’udienza, un operatore di polizia giudiziaria ha riferito di aver trovato i cavi di alimentazione staccati e aggrovigliati, con il tappetino termico scollegato e freddo. Secondo le perizie, il bambino sarebbe morto per ipotermia e, al momento del deposito, il sistema di riscaldamento e l’allarme non si sarebbero attivati.
La ricostruzione è stata contestata dalla difesa di Nanocchio, che ha sottolineato come, durante i primi rilievi, non sarebbe stato verificato se i cavi scollegati fossero effettivamente determinanti per il funzionamento della struttura.
In aula è stata ascoltata anche un’operatrice della parrocchia, secondo cui il neonato potrebbe essere stato deposto nella culla già privo di vita. La donna ha spiegato che, in due precedenti episodi analoghi, i pianti dei bambini erano stati chiaramente udibili, mentre in questa circostanza nessuno avrebbe sentito rumori tali da attirare l’attenzione.
Gli investigatori hanno inoltre raccolto reperti dalla tutina del piccolo, dal lenzuolo e dai pomelli della culla, alla ricerca di tracce biologiche utili a identificare chi fosse entrato in contatto con il neonato e con la struttura.
Il processo, celebrato davanti alla giudice monocratica Giovanna Dimiccoli, si svolge con il divieto di riprese video e immagini. Il parroco don Antonio Ruccia ha già patteggiato una pena di un anno di reclusione, sospesa, mentre l’accusa nei confronti di Nanocchio è sostenuta dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla sostituta procuratrice Angela Morea.

