Le parole della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, accendono il dibattito sul rapporto tra musica e criminalità. L’invito rivolto ai giovani a non ascoltare Tommy Parisi, né artisti legati a contesti mafiosi, ha provocato una dura reazione da parte dei fan del cantante neomelodico.
Sui social si è rapidamente diffusa una protesta in difesa dell’artista 43enne, figlio del boss di Japigia Savino Parisi. “Non è un cognome, ma una persona”, scrivono i sostenitori, rivendicando il valore emotivo della sua musica e respingendo ogni associazione automatica con l’illegalità.
A guidare il fanclub è Loredana Di Vincenzo, che contesta le dichiarazioni della deputata: “Si sta esagerando, si confonde la musica con la vita privata”. La fondatrice difende Parisi anche alla luce delle sue vicende giudiziarie: “Se ha sbagliato, sta pagando, ma non può essere denigrato come artista”.
Il cantante, attualmente detenuto, continua comunque a pubblicare musica tramite il suo staff. L’ultimo brano, “Malasuerte”, è uscito lo scorso dicembre, mantenendo vivo il legame con il pubblico.
Diversa la posizione della Direzione distrettuale antimafia e della magistratura. Secondo il giudice Giuseppe De Salvatore, Parisi sarebbe coinvolto nelle attività del clan familiare, come emerso nel processo “Codice interno”, che ha portato alla sua condanna a nove anni di reclusione. Intercettazioni e indagini lo collocherebbero in un ruolo attivo negli affari del gruppo, dal supporto organizzativo al riciclaggio.
Nonostante ciò, il sostegno dei fan resta forte. “Non ci fermeremo”, ribadisce Di Vincenzo, annunciando ulteriori iniziative per difendere il cantante e rivendicare la separazione tra arte e vicende personali.

