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Orrore a Otranto, massacra la compagna con pugni e schiaffi: arrestato 28enne. Lei operata per trauma cranico

15 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso
15 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Avrebbe aggredito brutalmente la compagna dopo l’ennesimo rifiuto a un rapporto sessuale, colpendola con pugni, schiaffi e gomitate fino a provocarle un grave trauma cranico. Per questo un 28enne originario del Gambia, residente a Otranto, è stato arrestato nella notte tra l’8 e il 9 aprile dagli agenti del commissariato locale. L’arresto è stato convalidato dalla giudice Tea Verderosa.

L’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e tentata violenza sessuale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli episodi di abuso e sopraffazione andavano avanti da tempo. La donna aveva più volte manifestato la volontà di interrompere la relazione e rifiutato rapporti intimi, scatenando però le reazioni violente dell’uomo.

L’ultima aggressione sarebbe avvenuta nei giorni scorsi: dopo il rifiuto, il 28enne avrebbe colpito la vittima con violenza, facendola cadere a terra e trascinandola sul letto, continuando a picchiarla. Avrebbe inoltre distrutto i telefoni della donna per impedirle di chiedere aiuto.

Nonostante le gravi ferite, la vittima è riuscita a fuggire dall’abitazione e a rifugiarsi in un ristorante-pescheria, da dove ha allertato la polizia. Trasportata all’ospedale “Panico” di Tricase, le è stato diagnosticato un trauma cranico-facciale; è stata sottoposta a un intervento chirurgico per la frattura delle ossa nasali ed è stata ricoverata in prognosi riservata.

Dalla sua testimonianza è emerso un quadro di violenze reiterate. La donna, in Italia da circa quattro anni, aveva conosciuto l’uomo nel 2024 e, dopo essersi trasferita a Otranto lo scorso settembre, aveva iniziato a convivere con lui. La relazione si sarebbe deteriorata rapidamente a causa della gelosia e dei comportamenti aggressivi dell’indagato.

Durante l’udienza di convalida, l’uomo – difeso dall’avvocato Silvio Giardiniero – ha respinto le accuse, fornendo una propria versione dei fatti. La giudice ha tuttavia ritenuto gravi gli elementi raccolti, disponendo la custodia cautelare in carcere come unica misura idonea a tutelare la vittima.