Il punteggio massimo assegnato per la sostenibilità ambientale al progetto vincitore del Parco della Giustizia di Bari è stato giudicato errato. A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato, che ha respinto gli appelli presentati dal raggruppamento guidato da Cobar, primo classificato, e dall’Agenzia del Demanio.
La decisione impone ora la revisione della graduatoria dell’appalto da 367 milioni di euro. Il nodo riguarda in particolare i cinque punti attribuiti alla certificazione Leed, legata ai criteri di sostenibilità ambientale, già contestati dal Tar di Bari. Senza quel punteggio, il raggruppamento Cobar-Sac scenderebbe al secondo posto.
A beneficiarne sarebbe il consorzio guidato da Manelli, impresa di Monopoli, attualmente secondo classificato con 86,58 punti. Tuttavia, anche su questo fronte il Tar ha chiesto ulteriori chiarimenti, imponendo alla commissione di gara di dettagliare meglio l’assegnazione di 3,68 punti.
Nel frattempo, Manelli ha avviato una procedura di composizione della crisi e ha ceduto il ramo d’azienda alla Cmc di Ravenna, mantenendo comunque la partecipazione in raggruppamento con diverse imprese.
La parola torna ora alla stazione appaltante, che dovrà riconvocare la commissione e dare attuazione alle sentenze amministrative. Inevitabile lo slittamento dei tempi: l’obiettivo iniziale dell’Agenzia del Demanio prevedeva la consegna del primo lotto entro il 2026, ma il cronoprogramma appare ormai destinato a ritardi significativi, stimati in almeno tre anni.

