Tra poche ore toccherà a Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli presentarsi alla città. Il nuovo direttore generale e il nuovo allenatore saranno chiamati a raccontare il Bari che verrà. Ma il vero interrogativo è un altro: si può davvero parlare del futuro quando nessuno ha ancora spiegato il passato ed il presente?
Questa conferenza stampa nasce già con un enorme equivoco. Marino e Rastelli arrivano oggi. Non erano al Bari quando la squadra è sprofondata in Serie C, non hanno costruito l’organico retrocesso e non hanno scelto dirigenti, allenatori o strategie che hanno portato al fallimento sportivo eppure saranno loro a sedersi davanti ai microfoni, mentre chi quel fallimento lo ha gestito continua a restare lontano dalle domande.
Questo è uno schema che la proprietà sembra riproporre puntualmente: cambiano gli uomini, non cambia il metodo. Dopo una retrocessione storica, qualsiasi società avrebbe probabilmente convocato una conferenza stampa della proprietà per spiegare ai tifosi cosa fosse accaduto. A Bari, invece, si è scelto il silenzio. Domani, improvvisamente, si torna a parlare di calcio. Ma quale calcio? Quello del ritiro? Del mercato? Degli obiettivi? Dei moduli?
Prima ancora del 4-3-3 o del 3-5-2, Bari aspetta ancora di sapere perché una squadra costruita per altri traguardi sia precipitata in Serie C e mentre il club tenta di voltare pagina, la cronaca racconta altro. C’è un’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la governance della proprietà, perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza, una richiesta di apertura della liquidazione giudiziale sulla quale dovrà pronunciarsi il Tribunale e rimane aperto anche il contenzioso amministrativo legato allo stadio San Nicola.
Non significa, sia chiaro, che esistano responsabilità già accertate. Le indagini sono nella loro fase iniziale e ogni persona coinvolta gode della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Fingere che tutto questo non esista, è impossibile, utopistico.
Qui che nasce il paradosso. La società sembra voler riportare il pallone al centro del villaggio quando, in realtà, il villaggio continua a interrogarsi sulla società. È come se si volesse cambiare argomento prima ancora di aver concluso quello precedente. E allora la domanda diventa inevitabile: “Chi risponderà delle promesse fatte? Chi spiegherà ai tifosi perché, nella lettera inviata al sindaco Vito Leccese, Luigi De Laurentiis parlava di una rapida risalita, mentre a pochi giorni dal ritiro il Bari deve ancora completare gran parte dell’organico? Chi chiarirà le ragioni di una retrocessione sulla quale la proprietà non ha mai sentito il dovere di metterci la faccia?”
Marino e Rastelli meritano di essere giudicati per il loro lavoro. Sarebbe profondamente ingiusto attribuire loro responsabilità che appartengono ad altri ma proprio per questo la conferenza rischia di trasformarsi in un esercizio surreale perché le domande che tutti vorrebbero rivolgere alla proprietà finiranno inevitabilmente davanti a due professionisti che, fino a pochi giorni fa, osservavano il Bari da fuori.
La proprietà continua a cambiare gli interpreti ma la sceneggiatura resta sempre la stessa. Il punto non è presentare il nuovo ma è che nessuno ha ancora avuto il coraggio di spiegare il vecchio e finché quella spiegazione continuerà a mancare, ogni conferenza stampa rischierà di apparire meno come l’inizio di una rinascita e più come il tentativo di spostare il riflettore da ciò che davvero la città continua a chiedere: non promesse, ma responsabilità.

