Si era rifugiato all’interno di un bar nel tentativo di sfuggire al branco che lo inseguiva, ma sarebbe stato invitato a uscire dal locale senza che venissero allertate le forze dell’ordine. Emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Bakari Sako, il 35enne originario del Mali ucciso a Taranto lo scorso 9 maggio mentre si stava recando al lavoro.
A ricostruire gli ultimi istanti della vittima è stata la procuratrice Eugenia Pentassuglia durante una conferenza stampa, sottolineando come il gruppo di aggressori — composto da quattro minorenni e un maggiorenne — scegliesse le proprie vittime tra le persone più vulnerabili della comunità. Gli investigatori stanno ancora raccogliendo elementi per verificare la possibile matrice di odio razziale.
La procuratrice del Tribunale per i Minorenni, Daniela Putignano, ha definito l’accaduto una “vicenda immotiva”, spiegando che non sarebbe emerso alcun movente concreto dietro la violenta aggressione culminata con le coltellate mortali all’addome e al torace inferte da un 15enne. Il ragazzo ha poi indicato agli inquirenti dove recuperare l’arma del delitto.
I cinque giovani coinvolti, tra cui il 20enne Fabio Sale, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto ma non sono ancora stati interrogati. “Sono tutti incensurati, provenienti da contesti difficili. Le problematiche erano state intercettate ma non superate”, ha aggiunto Putignano, evidenziando la necessità di “una nuova grammatica civile” più che di un semplice inasprimento delle pene.

