A cinquanta giorni dall’omicidio di Dino Carta, il personal trainer 42enne ucciso il 13 aprile sotto casa a Foggia, il dolore resta vivo tra familiari, colleghi e clienti della palestra dove lavorava. L’ufficio che utilizzava nella palestra Fit Active è rimasto chiuso, trasformato in un luogo di ricordo tra fiori, lumini e messaggi d’affetto.
La moglie Sara Traisci continua a frequentare la palestra insieme alla piccola figlia Silvia, cercando conforto nei luoghi che appartenevano alla quotidianità del marito. Colleghi e amici ricordano Dino come una persona stimata e senza ombre, ancora increduli per una morte che resta avvolta nel mistero.
Le indagini dei carabinieri proseguono senza sosta per fare luce su un delitto ritenuto premeditato: l’assassino, arrivato in bici elettrica, ha sparato quattro colpi ed è poi fuggito, lasciando cadere il caricatore durante la fuga. Gli investigatori stanno analizzando video e registrazioni audio, mentre una perizia fonica dovrà chiarire alcuni elementi raccolti dalle telecamere di sorveglianza. Si sentono spari e voci, alcune delle persone sono state identificate e non avrebbero a che fare con l’omicidio.
Gli accertamenti hanno escluso collegamenti della vittima con ambienti criminali e non hanno evidenziato conflitti personali o professionali. Sul telefono non sono stati trovati elementi utili per identificare una persona con cui Carta potesse aver litigato. Tra le ipotesi ancora aperte resta quella di un possibile collegamento con la morte di un uomo precipitato nel 2023 dal palazzo dove viveva Carta. La famiglia, attraverso il proprio legale, mantiene il massimo riserbo ma continua a confidare nel lavoro degli inquirenti.

