«Ho paura a girare nella mia città, di essere ucciso». Sono le parole drammatiche di uno dei giovani presenti la notte del 19 aprile al Divine Club di Bisceglie, dove fu ucciso Filippo Scavo. Il ragazzo, arrivato in discoteca con Dylan Capriati, ha raccontato agli investigatori il clima di terrore e intimidazione seguito al delitto.
Secondo gli inquirenti, Francesco Di Vittorio, 22 anni, avrebbe minacciato alcuni presenti affinché non raccontassero quanto accaduto. Arrestato con l’accusa di concorso nell’omicidio e minacce, è accusato di aver aperto una porta di sicurezza consentendo a Capriati e Aldo Lagioia di inseguire la vittima armati dopo una lite nel privé. Davanti al gip ha ammesso di aver aperto la porta, sostenendo però di ignorare le intenzioni dei due.
Le indagini dei carabinieri delineano un contesto di forte assoggettamento e paura, con pressioni sui testimoni e intimidazioni anche alle famiglie. Un padre ha riferito che al figlio sarebbe stato detto di «sparire» se avesse parlato. Nonostante le minacce, alcuni giovani hanno deciso di collaborare con gli investigatori, mentre altri, secondo la procura, avrebbero cercato di proteggere i responsabili.

