Più della metà della costa pugliese è interessata da fenomeni di erosione e variazioni della linea di riva. Secondo un report elaborato da Coste360.it, società leccese che ha collaborato con la spagnola Spascat, nel 51% del litorale la linea di costa oscilla di almeno tre metri, mentre nel 17% le variazioni raggiungono o superano i sei metri.
L’analisi, basata sulle immagini satellitari del programma europeo Copernicus e integrata con dati catastali e amministrativi, ha esaminato oltre 10.500 aree della costa regionale. Il fenomeno ha conseguenze non soltanto ambientali, ma anche sulla gestione delle concessioni balneari, con tratti di arenile che rischiano di diventare inutilizzabili a causa delle mareggiate e dell’arretramento della spiaggia.
Tra le zone più instabili figura il litorale compreso tra Bari e Barletta, con Giovinazzo, Bisceglie e Molfetta particolarmente esposte. A Giovinazzo oltre il 70% della costa presenta oscillazioni superiori ai sei metri, mentre lungo il litorale barese la variazione media della linea di riva si avvicina agli otto metri.
Il Comune pugliese con il più alto indice di vulnerabilità è invece Zapponeta, nel Foggiano, con un valore di 0,73 su una scala da zero a uno, a fronte di una media regionale di 0,43. In totale, circa 30 chilometri di costa sono classificati ad altissima vulnerabilità, pari al 2,9% del litorale analizzato.
Criticità emergono anche nel Salento, dove la fragilità delle falesie contribuisce all’impoverimento degli arenili di Frigole, Torre Chianca e San Cataldo, nel territorio di Lecce. Tra le località maggiormente colpite figurano inoltre Vernole, Castellaneta, Ginosa e diverse marine del Brindisino e del Tarantino.
Secondo gli esperti, tra i fattori che contribuiscono al fenomeno ci sono l’azione delle onde, le caratteristiche del territorio e l’innalzamento del livello del mare. Un quadro che pone nuove sfide per la tutela delle coste pugliesi e per la pianificazione delle attività turistiche legate alle spiagge.

