Torniamo a parlare del tentativo da parte del direttore generale dell’Oncologico di Bari, Tommaso Stallone, di corrompere Antonio e ottenere il silenzio della redazione di Quinto Potere sull’inchiesta che lo vede coinvolto. Un presunto piano che, come documentato dalla nostra inchiesta, è passato attraverso versamenti di denaro effettuati da aziende vicine alla onlus La Casa di Quinto Potere, con la promessa di ulteriori pagamenti.
Dopo aver mostrato le prime immagini dell’incontro con Stallone, ricostruito il modus operandi attraverso alcuni «canali» e svelato il coinvolgimento di altri protagonisti, tra cui Francesco Pomarico, direttore generale del gruppo Megamark e marito di Raffaella Massafra, direttrice scientifica dell’Oncologico, e alcune aziende che hanno effettuato bonifici all’associazione, tra cui una fornitrice dello stesso istituto, la vicenda è arrivata al centro del dibattito politico regionale.
La Regione Puglia ha avviato un’istruttoria urgente per verificare i fatti documentati dai nostri servizi. Una vicenda che potrebbe avere anche sviluppi giudiziari. È netta la posizione di Fratelli d’Italia, che questa mattina ha convocato una conferenza stampa con il presidente Paolo Pagliaro e i consiglieri regionali del gruppo, alla presenza anche dell’onorevole Mariangela Matera e dei rappresentanti delle associazioni dei malati oncologici pugliesi Francesco Diomede e Sara Elettra Petrassi.
«Non basta un’istruttoria affidata al Dipartimento Salute. Di fronte allo scandalo che ha travolto il direttore generale dell’Istituto Tumori di Bari, Tommaso Stallone, per Fratelli d’Italia c’è una sola strada: dimissioni. Volontarie, o imposte», dichiarano gli esponenti del partito, chiamando direttamente in causa il presidente della Regione Antonio Decaro.
Secondo FdI, Decaro avrebbe dovuto intervenire direttamente, considerato che è stato lui a scegliere e nominare Stallone lo scorso giugno, nonostante il manager fosse stato rimosso nell’aprile 2025 dall’incarico di direttore generale dell’IRCCS di Castellana Grotte dall’allora governatore Michele Emiliano.
Nel comunicato, il partito ricorda di aver seguito fin dall’inizio anche la nostra inchiesta sulla presunta incompatibilità di Stallone con l’incarico ricevuto e i sospetti relativi al trasferimento in comando della moglie dall’IRCCS De Bellis al Dipartimento Salute della Regione.
«L’accusa di aver dato denaro – 5.500 euro in tre bonifici istantanei – in cambio del presunto silenzio del blogger dovrà essere sicuramente accertata», sottolinea FdI, che ritiene tuttavia necessario un passo indietro immediato del direttore generale per consentirgli di difendersi dalle accuse.
Gli esponenti del centrodestra parlano inoltre di un sistema di «clientele e potere» che, a loro giudizio, coinvolgerebbe altri dirigenti e imprenditori pugliesi, tornando ad attaccare le nomine dei direttori generali della sanità regionale e denunciando logiche clientelari e di fedeltà politica.
Nel mirino anche i conti della sanità pugliese, con il disavanzo di 369 milioni di euro registrato nel 2025. FdI rilancia la richiesta di una Commissione d’inchiesta e di un Consiglio regionale monotematico sulla sanità. «La salute non è una merce», concludono, chiedendo «dignità e rispetto per i malati pugliesi».
Alle accuse del centrodestra rispondono i capigruppo della maggioranza regionale, Minerva (Pd), La Ghezza (M5S), Fischetti (Prossima) e Passero (Per), che rivendicano la tempestività dell’intervento della Presidenza.
«Prima che i consiglieri di centrodestra tornassero al lavoro oggi e si scoprissero giustizialisti a giorni alterni, la presidenza già sabato pomeriggio aveva avviato un’istruttoria sui fatti documentati dai filmati trasmessi sul web», dichiarano.
La maggioranza precisa che non si sarebbe trattato di un semplice richiamo formale, ma di un procedimento circostanziato, avviato nel rispetto dei tempi e delle procedure amministrative.
«Non siamo giudici ma amministratori pubblici e seguiamo le regole dell’amministrazione pubblica», sottolineano i capigruppo, spiegando che è stata data indicazione di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).
Ma la richiesta di dimissioni arriva anche da sinistra con Felice Spaccavento, il presidente della commissione Salute. “Chi ha ombre sul proprio operato – scrive il consigliere regionale civico sui social – deve saper fare un passo indietro, perché so bene che solo a mani libere si può dimostrare davvero la propria estraneità ai fatti contestati. Questo non vuol dire emettere sentenze: vuol dire ricordare che la trasparenza non è un optional, ma un obbligo. Da medico che in questo mondo ha passato tutta la sua vita professionale ferma restando la presunzione di innocenza di ciascun cittadino, chi ha una responsabilità, dal reparto alla direzione, ha un dovere in più: non basta rispettare le regole, bisogna dimostrare ogni giorno e in ogni circostanza di meritare la fiducia che gli viene data. Non è un tema da tifosi, ma di coscienze: la questione morale riguarda tutti, a prescindere dagli schieramenti e dalle opinioni politiche”.

