Skip to content

Vigilante pugliese morto nel cantiere di Milano-Cortina, la Procura chiede l’archiviazione: “Non fu colpa del freddo”

3 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso
3 Novembre 2026
– Autore: Raffaele Caruso

La morte di Pietro Zambonini, il vigilante brindisino deceduto l’8 gennaio scorso mentre lavorava nel cantiere del Palaghiaccio di Cortina, non sarebbe stata provocata dal freddo né dalle condizioni lavorative. È quanto emerge dalla consulenza medico-legale del professor Andrea Porzionato, che ha attribuito il decesso a cause naturali, riconducibili a un evento cardiaco acuto.

Sulla base degli esiti dell’autopsia, la Procura di Belluno ha chiesto l’archiviazione del procedimento per omicidio colposo, nel quale era indagato il legale rappresentante della società milanese incaricata del servizio di sicurezza.

Zambonini, 55 anni, era impegnato in un turno notturno iniziato alle 19 e destinato a concludersi la mattina successiva. Durante il servizio si riparava in un container riscaldato da una stufetta, ma doveva periodicamente uscire per controllare il cantiere. Poco prima delle 2 accusò un malore, manifestando difficoltà respiratorie. Nonostante l’intervento tempestivo dei soccorsi, per lui non ci fu nulla da fare.

La vicenda aveva sollevato interrogativi sulle condizioni di sicurezza nei cantieri legati alle Olimpiadi invernali, anche alla luce delle segnalazioni del vigilante, che avrebbe lamentato con la famiglia turni prolungati e protezioni insufficienti contro il freddo.

Ora la richiesta di archiviazione sarà valutata dall’avvocato Francesco Dragone, legale della famiglia, che dopo aver esaminato gli atti deciderà se presentare opposizione.