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Bari, 27enne trovata morta in un b&b per un’overdose: era stata violentata un mese prima

19 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso
19 Aprile 2026
– Autore: Raffaele Caruso

Violentata per strada, a Bari, nella Giornata della donna. E morta, ventisette giorni dopo, per overdose da metadone in una casa vacanze nei pressi del Policlinico. È un dramma che si è consumato nel silenzio quello della 26enne di Triggiano a cui qualche giorno fa la polizia ha tentato di notificare la fissazione dell’udienza in cui avrebbe dovuto essere sottoposta a incidente probatorio.

L’obiettivo della Procura era farle ripetere per l’ultima volta il racconto di quella notte infernale, per inchiodare alle sue responsabilità l’uomo che l’aveva violentata, un ventisettenne nigeriano arrestato all’alba del 9 marzo. Ma la notifica è tornata indietro con sopra scritto “persona offesa deceduta”. Perché la mattina del 4 aprile è stata trovata senza vita in una struttura ricettiva di via Picone. A lanciare l’allarme è stato il coetaneo che aveva trascorso la notte con lei, uscito per fare colazione, che al ritorno l’ha trovata esanime sul letto.

L’autopsia, effettuata qualche giorno dopo, ha dato un responso chiaro: l’assunzione di una dose eccessiva di metadone le aveva provocato un arresto cardiaco. Il suo fisico fragile non aveva retto. Forse nella droga si era rifugiata per provare a sopportare il peso di ciò che aveva subito appena un mese prima.

All’alba del 9 aprile aveva telefonato al 112, per chiedere un intervento in via Oberdan, denunciando di aver subito uno stupro. Poche ore dopo aveva ripetuto il racconto in Questura. Apparentemente fredda, con gli occhi grigi gelidi, la pelle bianchissima che spiccava sotto i capelli rossi. Aveva raccontato tutto con dovizia di particolari, per poi rifiutare la visita in ospedale. «Mi sento già troppo violata» ha detto a chi ha raccolto la sua denuncia. Avevo portato il cane a giocare nell’area ex ferrovie Sud Est di via Oberdan – ha ricostruito – quando un uomo si è avvicinato. L’approccio verbale è stato veloce, il tentativo di allontanare lo sconosciuto deciso ma inutile: «Mi ha bloccata alle spalle, tenendomi i polsi e ha iniziato a denudarmi». Poi l’orrore. Una violenza incontrollabile, a cui la donna ha cercato di reagire dimenandosi e urlando, «ma attorno non c’era nessuno che potesse aiutarmi». E poi ulteriori violenze: «Mi ha afferrata al collo, stringendomi con forza e impedendomi di respirare».

Sul collo, quando è arrivata in Questura, portava i segni di ciò che era accaduto. Le ulteriori tracce dello stupro avrebbero dovuto essere cercate in ospedale ma non ha voluto. Così come non ha preso in considerazione l’idea di rivolgersi a un centro antiviolenza. È tornata alla sua vita, certamente complicata, considerato che aveva raccontato di aver perso da poco il lavoro e di vivere di espedienti. Forse ha iniziato a fare uso di droghe, a cercare compagnia per provare a dimenticare quei momenti. La sera del 3 aprile si è incontrata con un ragazzo con cui aveva preso appuntamento telefonico, sono andati in un bed and breakfast, hanno trascorso la notte insieme. Al mattino non si è risvegliata. Sul suo corpo non c’erano segni di violenza, le indagini dei carabinieri sull’uomo che si era intrattenuto con lei non hanno fatto emergere alcuna responsabilità. Pochi giorni dopo un ufficiale di polizia giudiziaria è andato a bussare all’abitazione di Triggiano in cui risultava residente per notificarle la richiesta di incidente probatorio. Lei non potrà più raccontare cosa le ha fatto il 27enne nella notte in cui altre donne celebravano con le mimose. Ma la Procura non ha avuto dubbi nell’esercitare l’azione penale: nei suoi confronti è stato emesso un decreto che dispone il giudizio, con le accuse di violenza sessuale, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.